Mercoledì 21 Gennaio 2026 | 16:37

Andrea Scardigno pubblica «Quartetti dal carcere 2.0»: un anti-inno generazionale sulla dignità della sconfitta

Andrea Scardigno pubblica «Quartetti dal carcere 2.0»: un anti-inno generazionale sulla dignità della sconfitta

 
Redazione online

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Andrea Scardigno pubblica «Quartetti dal carcere 2.0»: un anti-inno generazionale sulla dignità della sconfitta

In uscita il 28 gennaio 2026 per Arca del Blues, il nuovo album per quartetto d’archi del compositore salentino ribalta la retorica della resilienza e diventa anche spettacolo teatrale al Teatro Paisiello

Mercoledì 21 Gennaio 2026, 14:38

Esce il 28 gennaio 2026 su tutte le piattaforme digitali «Quartetti dal carcere 2.0», il nuovo album per quartetto d’archi di Andrea Scardigno, compositore, attore e regista teatrale salentino. Distribuito da Arca del Blues, il disco rappresenta il secondo capitolo del progetto «Quartetti dal carcere» e nasce da una domanda tanto semplice quanto radicale: cosa succede alle persone quando la vita le sconfigge?

Se il primo lavoro raccontava una forma di clausura emotiva, in cui l’arte diventava spazio di resistenza e possibilità di salvezza, «Quartetti dal carcere 2.0» ne ribalta completamente la prospettiva. L’attenzione si sposta sul “dopo”, su ciò che resta quando una liberazione annunciata non mantiene le promesse, quando il duro lavoro non basta e la retorica del «se vuoi puoi» si rivela una trappola. Ne emerge un vero e proprio anti-inno motivazionale: una musica che non celebra la sconfitta ma ne restituisce la dignità, senza retorica né consolazione.

Il disco nasce da un’estate definita dallo stesso Scardigno come “infernale”, trascorsa in una composizione solitaria e ossessiva, e segna un netto cambio di scrittura rispetto al primo capitolo. La musica si fa più fisica, nervosa, a tratti violenta. Ogni brano è concepito come un ritratto psicologico deformato, una sorta di “caratterologia musicale” popolata da figure interiori: l’isterica, l’imperfetta, l’eremita, l’instabile, l’ostinata. Cinque maschere diverse che in realtà raccontano la stessa crisi, declinata in tensioni emotive, scarti di personalità, fratture interiori.

Dentro «Quartetti dal carcere 2.0» convivono due spinte classiche apparentemente opposte. Da un lato un gesto quasi vivaldiano, fatto di energia, urgenza, ripetizione ossessiva e slancio ritmico; dall’altro un riferimento emotivo a Mozart e in particolare al Requiem, inteso come contenitore formale del dolore. Ne nasce una musica inquieta ma rigorosa, in cui la forma diventa una gabbia necessaria, uno spazio di disciplina dentro cui il caos emotivo può prendere voce.

Più che una vicenda individuale, la sconfitta raccontata da Scardigno si trasforma in specchio generazionale. «Quartetti dal carcere 2.0» parla di precarietà, iper-competizione, solitudini affollate, di un mondo che celebra solo chi vince e rimuove tutto il resto. Il disco si colloca simbolicamente nel silenzio dopo l’applauso, nel vuoto dopo il boato: un contro-canto necessario in una cultura che fatica a riconoscere valore a ciò che non produce successo, performance, visibilità.

Dal progetto discografico prenderà vita anche uno spettacolo teatrale, che andrà in scena ad aprile al Teatro Paisiello all’interno della rassegna “Puglia Culture” per la stagione teatrale 2025/2026, confermando la natura profondamente ibrida del lavoro di Scardigno, sempre in bilico tra musica, scena e narrazione.

Andrea Scardigno nasce nel 1994 a Nardò, in provincia di Lecce. Fin dall’infanzia si distingue per una curiosità silenziosa e profonda, coltivata in una famiglia sensibile, in cui la musica – dalla classica ai Pink Floyd, passando per Bob Marley – rappresenta un elemento vitale più che un semplice intrattenimento.

A dieci anni inizia a suonare il clarinetto e, in parallelo, si avvicina all’hip hop ispirato da Eminem. Durante l’adolescenza frequenta il liceo scientifico e prosegue gli studi musicali al Conservatorio “Tito Schipa” di Lecce, mantenendo una doppia anima: da un lato lo studio accademico, dall’altro un ascolto eclettico che va dai CCCP a Chopin, dai Muse a De André, fino all’esperienza diretta nei gruppi punk giovanili come batterista.

Dopo la laurea triennale intraprende un percorso teatrale, che segna un punto di svolta nella sua formazione. Il teatro diventa uno spazio decisivo, capace di influenzare profondamente la sua visione artistica e di aprire nuove possibilità espressive attraverso il corpo e la voce.

Nel 2021 riprende lo studio del pianoforte con il maestro Francesco Mancarella, che lo incoraggia a esplorare la composizione come direzione primaria. È il momento in cui tutto converge: le conoscenze musicali, la sensibilità scientifica, l’esperienza teatrale, il pensiero critico e il vissuto interiore si fondono in un’unica forma d’arte.

Oggi Andrea Scardigno è studente del biennio di composizione pop-rock al Conservatorio “Tito Schipa” di Lecce e riconosce nella composizione il suo linguaggio primario: la musica è diventata il suo modo di abitare il mondo. Ed è da lì che parla.

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