Il libro

Il Salento e le sue architetture idriche, uno studio tra geologia, storia e paesaggio sulle opere dell’acqua realizzate nei secoli

Mauro Ciardo

Tutto all'interno di uno studio curato da Antonio Costantini e Stefano Margiotta, dal titolo «Salento. I monumenti dell’acqua. Letture storico-geografiche e idrico-geologiche delle architetture rurali» (edito da Grifo). La prima presentazione a Lecce il 26 gennaio

Le architetture idriche salentine al centro di uno studio curato da Antonio Costantini e Stefano Margiotta, dal titolo «Salento. I monumenti dell’acqua. Letture storico-geografiche e idrico-geologiche delle architetture rurali» (edito da Grifo).

L’appuntamento con la prima presentazione è per lunedì sera alle 18 a Lecce, nel teatrino dell’ex Convitto Palmieri (piazzetta Carducci), con gli interventi  del presidente della sezione Sud Salento di Italia Nostra Mario Fiorella, del sindaco Adriana Poli Bortone, del presidente facente funzioni della Provincia Fabio Tarantino, del ricercatore dell’Istituto di nanotecnologia del Cnr di Lecce Samuele Vincenti, dello studioso del paesaggio professor Antonio Costantini e del docente di geologia dell’Università del Salento Stefano Margiotta (autori del volume), con l’introduzione e la conduzione del membro del consiglio direttivo di Italia nostra Marcello Seclì e le conclusioni della funzionaria della Soprintendenza per l’archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto, Michela Catalano, e della presidente di Italia nostra Puglia Ilaria Pecoraro.

Il volume, ricco di illustrazioni, cartine e tavole, è uno studio analitico sulle architetture dell’acqua realizzate nel Salento nei vari secoli. Un meraviglioso viaggio alla scoperta di pozzi, pozzelle, neviere, cisternoni, canali, costruzioni e manufatti che hanno disegnato il rapporto tra uomo e paesaggio attraverso opere realizzate con tenacia, scavando a mano per decine di metri il sottosuolo alla ricerca delle acque di falda, oppure tramite le costruzioni per imbrigliare e redistribuire le acque piovane.

L’opera, insieme alla presentazione di Fiorella e Seclì, vanta l’introduzione di Mario Cazzato, una nota editoriale di Michele Mainardi e la postfazione di Catalano.

Tantissimi gli spunti forniti dalla meticolosa ricerca degli autori, dalla sacralizzazione delle strutture legate alle risorse idriche sotterranee alla straordinaria fioritura di pozzi come risultato dello sviluppo economico, in un territorio povero di risorse idriche superficiali ma con abbondanza di acque sotterranee.

«Nel nostro viaggio tra le forme dell’architettura dell’acqua – spiegano gli autori - abbiamo cercato di dare dignità a quelle opere che con tenacia sono state realizzate scavando a mano per decine di metri nel sottosuolo per captare le acque dell’acquifero “profondo”, presente con continuità in tutto il territorio, costituito dalla formazione carbonatica cretacea, permeabile per fessurazione e carsismo, la cui falda è sostenuta al letto dalle acque marine di invasione continentale. In questo processo di valorizzazione – aggiungono - non abbiamo trascurato quelle forme più appariscenti, caratterizzate da splendidi baldacchini su pozzi scavati per raggiungere gli acquiferi più superficiali, contenuti nei sedimenti oligo-mio-plio pleistocenici i quali, per porosità e fessurazione, ospitano una o più falde idriche sostenute alla base da terreni calcarenitico-marnosi o argillosi praticamente impermeabili. Scopo principale di questo lavoro, non è quindi, quello di fare un censimento delle architetture dell’acqua, il che sarebbe peraltro impossibile vista l’incredibile quantità di opere realizzate – sottolineano - bensì quello di tentare anzitutto, di metterle in relazione con l’aspetto geologico e morfologico, di individuare relazioni tra le stesse forme e le strade di più antica e continua frequentazione».

Da segnalare infine che nella sala lettura della biblioteca dell’ex Convitto, sarà visitabile fino al prossimo 7 febbraio la mostra “Atlas Aquae”, promossa dall’Osservatorio mobile Nord Est, costituita da 68 volumi di editoria fotografica contemporanea, che indagano l’acqua nei suoi molteplici stati, forme e significati. In pratica un atlante visivo in cui si possono esplorare paesaggi, società, politiche e immaginari dove l’acqua è materia, metafora e luogo di riflessione.

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