Venerdì 20 Febbraio 2026 | 19:06

Bari, il lavoro invisibile delle braccianti agricole in monumento di ceramica e ferro

Bari, il lavoro invisibile delle braccianti agricole in monumento di ceramica e ferro

Bari, il lavoro invisibile delle braccianti agricole in monumento di ceramica e ferro

 

Dal 21 febbraio nella Sala del Colonnato del Palazzo della Città Metropolitana l'opera di Pamela Diamante «Le invisibili. Esistenze radicali». Resterà esposta fino al 21 aprile

Venerdì 20 Febbraio 2026, 13:20

13:21

Domani, sabato 21 febbraio 2026, alle ore 18, nella Sala del Colonnato del Palazzo della Città Metropolitana di Bari, si inaugura l’installazione ambientale "Le invisibili. Esistenze radicali" di Pamela Diamante, a cura di Roberto Lacarbonara.
Il progetto è sostenuto dal PAC2025 – Piano per l’Arte Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. L’iniziativa è promossa e coordinata dalla Città Metropolitana di Bari.
 
Al centro della ricerca dell’artista barese Pamela Diamante vi è una specifica categoria professionale del Sud Italia: le braccianti agricole, donne sistematicamente marginalizzate da stigmi culturali legati alla sessualità, al luogo di origine e alla presunta modestia del lavoro agricolo. L’artista concentra l’attenzione sulle condizioni delle lavoratrici stagionali impegnate nella raccolta e nella lavorazione della frutta, spesso esposte a violazioni dei diritti fondamentali e a disuguaglianze strutturali di genere, a partire dalla disparità salariale. Il progetto nasce da una riflessione sulla relazione tra ruralità, sfruttamento e costruzione simbolica dell’inferiorità sociale.
 
L’installazione assume la forma di un dispositivo meccanico: sedici aste verticali in ferro sorreggono dischi metallici e zappette forgiate in ceramica, evocando macchine agricole e strumenti di lavoro quotidiano. La scelta formale evidenzia la condizione dei corpi sfruttati, insieme produttivi e vulnerabili, ridotti a ingranaggi di un sistema economico che ne consuma le energie. Le stele, in numero pari alle lavoratrici coinvolte, raggiungono un’altezza doppia rispetto alla loro statura reale: un’inversione simbolica della prospettiva abituale che restituisce visibilità e centralità a soggetti storicamente marginalizzati.
Le componenti sono organizzate su strutture metalliche a forma esagonale, simili a favi, a suggerire l’idea di una comunità in costruzione.
 
La scelta di esporre l’opera nel salone di rappresentanza dell’ente metropolitano crea un dialogo significativo con l’architettura e con la collezione della Pinacoteca Metropolitana Corrado Giaquinto. Da un lato, l’installazione si confronta con le monumentali sculture di Giulio Cozzoli (Il Marinaio e L’Agricoltore, 1936-1937) presenti nella sala del Colonnato; dall’altro, instaura un dialogo con opere della Pinacoteca dedicate al tema della terra e del lavoro, tra cui Il riposo (1875) di Raffaele Belliazzi, Contadina senese che fa l’erba (1880-1890) di Giovanni Fattori, La raccolta delle olive (1862-1865) di Telemaco Signorini, 9 mq di pozzanghere (1967) di Pino Pascali e gli Abiti mentali (anni ’70) di Franca Maranò.
 
L’opera resterà esposta nella sala del Colonnato della Città metropolitana di Bari fino al 21 aprile 2026.
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