Sant’Antonio Abate porta con sé, come da tradizione, la benedizione degli animali e un messaggio profondo che parla di rispetto per la terra, per il lavoro degli allevatori e per un patrimonio che va ben oltre il valore economico. È quanto emerge dal post condiviso dal presidente della Regione Puglia Antonio Decaro insieme all’assessore regionale allo Sviluppo economico Francesco Paolicelli e al sindaco di Putignano Michele Vinella, in occasione delle celebrazioni dedicate al Santo patrono degli animali.
«Come da tradizione – hanno ricordato – in tanti allevamenti si festeggiano gli animali che per la nostra terra hanno un valore che non è soltanto economico, ma anche culturale, ambientale e di biodiversità». Un valore che a Putignano assume anche una forte dimensione identitaria e simbolica, perché la giornata di Sant’Antonio Abate rappresenta una delle tappe del Carnevale, tra i più antichi d’Europa, che proprio da qui dà il via alla stagione dei carnevali di Puglia.
Una ricorrenza che unisce fede popolare, cultura contadina e promozione del territorio, ma che diventa anche l’occasione per riflettere sullo stato di salute della zootecnia pugliese. A farlo è Coldiretti Puglia, che in occasione di Sant’Antonio Abate ha diffuso il rapporto sullo stato della “Fattoria Puglia”, definita uno straordinario presidio di biodiversità e un patrimonio produttivo ed economico irrinunciabile.
Secondo i dati dell’Anagrafe nazionale zootecnica, aggiornati al 30 giugno 2025, in Puglia si contano complessivamente 438mila animali allevati: oltre 177mila tra mucche e bufali, 150mila pecore, 45mila capre, più di 42mila maiali, circa 20mila cavalli e 3mila asini. Numeri importanti, che però convivono con una crisi strutturale sempre più evidente.
Negli ultimi cinque anni, dal 2020 al 30 giugno 2025, hanno infatti chiuso in Puglia 396 stalle di bovini, oltre 400 di ovicaprini e 218 di suini. Una perdita definita “incolmabile” da Coldiretti, causata dall’effetto combinato dell’aumento vertiginoso dei costi di produzione e gestione, dei bassi prezzi riconosciuti agli allevatori, delle politiche europee ritenute penalizzanti e dell’assedio degli animali selvatici.
Particolarmente critica è la situazione del settore lattiero–caseario, nonostante la Puglia possa vantare tre DOP – canestrato pugliese, mozzarella di Gioia del Colle e mozzarella di bufala – e quasi venti formaggi tradizionali riconosciuti dal Ministero, veri e propri sigilli della biodiversità. «Il prezzo del latte alla stalla – sottolinea Coldiretti – non può scendere sotto i costi di produzione calcolati da Ismea, mentre nella forbice tra produzione e consumo esistono margini da recuperare per garantire un prezzo giusto e onesto».
Oggi in Puglia resistono con grande difficoltà appena 674 stalle da latte, che rappresentano un presidio fondamentale del territorio. L’allevamento, infatti, non è solo produzione, ma manutenzione ambientale, contrasto allo spopolamento e tutela del paesaggio, grazie anche al lavoro silenzioso svolto dagli animali nella gestione dei suoli.
«Quando una stalla chiude – conclude Coldiretti Puglia – si perde un intero sistema fatto di animali, di prati per il foraggio, di formaggi tipici e soprattutto di persone che da generazioni combattono il degrado e l’abbandono delle aree rurali». Difendere la Fattoria Puglia significa quindi difendere lavoro, identità e sicurezza alimentare, perché senza allevatori non c’è cibo, non c’è paesaggio e non c’è futuro.
In questo contesto, la benedizione di Sant’Antonio Abate non è solo un rito, ma un richiamo forte alla responsabilità collettiva di tutelare un patrimonio che appartiene a tutta la comunità pugliese.
















