diario di classe
Il web ok, ma la scuola è guardarsi negli occhi
L’educazione per tutti, la cultura per tutti, dovrebbe essere l’intento da perseguire, la battaglia da intraprendere insieme. Ce lo aspettiamo, Prof.Schettini, specie da chi, come lei, ha questa possibilità grazie alla visibilità
Si è molto dibattuto in queste ultime settimane circa la figura degli insegnanti youtuber, e quale che sia la propria personale visione, di fatto negli ultimi anni si sono moltiplicati grazie all’interesse dei giovani studenti e non solo. Ma ciò che più colpisce di tutta la vicenda, è di quanto una volta in rete, le parole abbiano un peso specifico.
L’educazione per tutti, la cultura per tutti, dovrebbe essere l’intento da perseguire, la battaglia da intraprendere insieme. Ce lo aspettiamo, Prof.Schettini, specie da chi, come lei, ha questa possibilità grazie alla visibilità. Fa inoltre sorridere, ci pone domande e appare come ossimoro, alla luce delle indicazioni ministeriali che hanno, specie in questo ultimo anno, di fatto bandito l’utilizzo di cellulari e di altri dispositivi elettronici ad uso e consumo degli studenti nelle classi, come possa conciliarsi la modernizzazione della scuola digitale, imparata e appresa in fretta negli anni del covid per preservare ciò che si poteva dell’idea di scuola, con la volontà di far finta che tutto ciò possa essere messo fuori dalle nostre classi, in standby, nelle ore di lezione.
Dopo aver intrapreso un cambiamento, per alcuni docenti affatto indolore, nell’utilizzo quotidiano di piattaforme, classi virtuali e approfondimenti digitali, divenuti parte integrante della lezione giornaliera.
Dunque, la scuola in rete sì, ma a casa, meglio se con la partecipazione massiva degli studenti. È questo uno dei tanti paradossi della scuola dei nostri tempi.
Ciò che invece resta è la responsabilità della parola, non solo in classe ma soprattutto nell’infinito mondo virtuale, in cui la parola resta, resiste al tempo, dando la possibilità a chiunque di sezionarla, analizzarla e sviscerarla in ogni sua sfumatura.
In questi anni in molti lo avranno imparato loro malgrado. Detto ciò, la scuola prosegue come sempre nei suoi collaudati rituali, a pochi giorni dalla cena dei 100 giorni (tanti ne mancano dall’Esame di Stato o, come preferisce il Ministro Valditara, dall’Esame di Maturità) e nel lavoro quotidiano nelle classi.
E del lavoro in classe, resta per me l’anacronistica sensazione che debba restare un fatto privato, tra l’insegnante e la classe. Mi accorgo ogni giorno, di quanto sia diverso il mio approccio a seconda delle facce e degli sguardi di ognuno di loro. Oggi lezione in due prime, stesso tema, stesso argomento da cui ripartire: l’Arte Greca e l’Età Ellenistica. Risultato completamente diverso. Ho bisogno dei loro occhi per scegliere come raccontare e come provare a stimolare il loro interesse. Ho bisogno di vedere se i loro occhi stanno guardando nella mia stessa direzione. Ma è senza dubbio un mio limite, non solo anagrafico.