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La macchina del tempo: quella «V» misteriosa sui muri di Bari

Nonostante le storiche differenze, sono in molti a definire oggi, a settant’anni di distanza, il Pnrr «un nuovo piano Marshall per l'Europa»

03 Aprile 2022

Annabella De Robertis

Su «La Gazzetta del Mezzogiorno» del 3 aprile 1948 compare una sigla ancora poco nota ai lettori: E.R.P. Sta per European Recovery Program e indica il piano di aiuti per la ricostruzione europea promosso dagli Stati Uniti d’America, che passerà alla Storia come Piano Marshall. Annunciato il 5 giugno 1947 all’università di Harvard dal segretario di Stato americano George C. Marshall, il piano non è la prima forma di aiuti dispensata dagli americani all’indomani della Seconda guerra mondiale.
L’Italia, tra i paesi beneficiari dell’Unrra, già aveva ottenuto prestiti dagli Stati Uniti, grazie all’intervento del capo del Governo Alcide De Gasperi: il leader della Democrazia Cristiana, infatti, era visto come l’unico uomo in grado di impedire l’ascesa del comunismo nel nostro Paese. Il tema degli aiuti americani diviene centrale durante la campagna elettorale per il voto del 18 aprile 1948: l’Italia è, in quei mesi, «il fronte più caldo della guerra fredda».

Il 2 aprile ‘48 il progetto di legge relativo al programma di aiuti è approvato finalmente dal Congresso statunitense: «la più grande opera costruttiva che sia mai stata intrapresa da una nazione, un magnifico esempio della collaborazione messa in pratica per il bene di tutti», si legge sulla «Gazzetta». Il piano viene avviato pochi giorni dopo: i Paesi dell’Europa occidentale hanno così a disposizione fondi con i quali poter acquistare materie prime e combustibili, ma anche macchinari e prodotti industriali. Con un ammontare complessivo di 17 miliardi di dollari di finanziamenti, il programma, che si concluderà formalmente nel giugno 1952, riuscirà a promuovere l’integrazione tra le economie europee.

Nonostante le storiche, oggettive differenze, sono in molti a definire oggi, a settant’anni di distanza, il Pnrr «un nuovo piano Marshall per l’Europa». Il mistero della V Mentre in tutta Italia imperversa la campagna elettorale, sui muri della città di Bari ha fatto la sua apparizione una «V» in rosso, azzurro, nero, verde e tutti si interrogano sul suo significato. Disparate le interpretazioni: per i monarchici sta per «Vittorio Emanuele III», per gli elettori della Dc è «Vaticano», vuol dire «Vendetta» per l’Msi, «Victory» per i filoamericani. L’ipotesi del cronista è più realistica: non è un monogramma di alcun partito, ma solo un invito a votare rivolto agli agnostici, agli indecisi, agli indifferenti..

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