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A Veglie

Salento, brucia abiti da sposa del suo atelier: «Nessun aiuto, in fumo i nostri sogni»

Lo stilista leccese Pietro Demita ha dato fuoco ai capi della nuova collezione 2021 per protestare contro l'assenza di aiuti economici per l'emergenza Coronavirus e il mancato sostegno al settore del wedding

30 Aprile 2020

Fabiana Pacella

Fuoco, ai sogni e al futuro.Un gesto estremo, di disperazione ma anche di dimostrazione in un momento in cui le certezze vacillano e all’emergenza sanitaria si unisce quella economica. Stamane Pietro Demita, stilista e couturier titolare della Diamond Couture con sede a Veglie (Le), atelier leader nella produzione di abiti da sposa, sera  e cerimonia di fattura artigianale, ha dato fuoco ad alcuni della sua collezione. Una decina di pezzi straordinari, di fattura artigianale.

Le commesse sono state annullate, niente matrimoni, niente feste, una collezione in fumo. E con essa il futuro dei collaboratori, della struttura e i sogni in cantiere.

“Dopo le ultime disposizioni governative riguardanti la Fase 2 di questa emergenza, il mondo del wedding che in questo momento rappresento è stato letteralmente abbandonato. Non una data, non una citazione, non un aiuto per noi – le parole disperate di Demita -. Oggi davanti al mio atelier che è fulcro e bandiera dell’artigianato made in Italy, a nome di tutte le aziende del settore moda sposi, ho voluto lanciare un segnale forte, di rottura, di protesta nei confronti di uno Stato che ha deciso di ignorare una parte produttiva del Paese enormemente importante”.

Un gesto doloroso, amaro, sofferto “a nome di tutti i produttori della mia categoria, ma anche a nome di tutti gli imprenditori che fanno parte del settore nozze, che sono tantissimi, e che rischiano tutti di fallire, letteralmente. Mi auguro che questo mio gesto limite possa arrivare dritto a chi decide delle nostre vite, perché è impensabile restare in piedi senza un aiuto economico vero, concreto, veloce e realmente libero da ogni burocrazia.

Noi amiamo l'Italia, amiamo e sosteniamo da sempre il made in Italy, ma non siamo più disposti a farci massacrare economicamente. Siamo il cuore pulsante dell'Italia, siamo la parte produttiva che ci rende famosi nel mondo, abbiamo un orgoglio che ci è stato calpestato. Non lo permetteremo più”.

Lo stilista ha così dato fuoco alle sue creazioni “al frutto del mio talento, all'arte delle mie mani, ma prima di me lo hanno fatto le decisioni economico-politiche, che hanno dato fuoco al nostro futuro e ai nostri sogni”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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