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Migrazioni inverse

Da Capurso a Tokyo: due fratelli conquistano l'Oriente con i panzerotti

Mariella e Giuseppe hanno aperto nel Quartiere Shibuya della capitale nipponica una succursale della loro attività già avviata a Milano: «Se il prodotto ai giapponesi piace? Ne vanno pazzi»

BARI - Da Bari, passando per Milano fino a Tokyo. Il panzerotto barese conquista tutti. Merito di due fratelli Mariella e Giuseppe D'Alessio, che da Capurso con furore si sono lanciati in un'impresa unica: esportare uno dei nostri prodotti tipici pugliesi in Giappone. I due, dopo aver lasciato la Puglia sei anni fa, hanno aperto la loro attività, Il Panzerotto, a Milano. Da lì si è aperta per loro una finestra sul mondo, anzi più precisamente sulla via dell'Asia con risposte superiori ad ogni aspettativa. Ecco la loro storia.

Contagiati dalla passione casalinga per il buon cibo, trasmessa da mamma e papà, dal 2013 Mariella e Giuseppe hanno aperto in via Spontini 4, la loro panzerotteria, partendo praticamente da zero: «Ci siamo buttati a capofitto in questa attività: con la ricetta segreta di nostra nonna (perfezionata nel tempo) ci siamo sporcati le mani di farina e in modo quasi maniacale realizziamo un panzerotto che per noi è diverso da tutti gli altri. Dopo sei anni possiamo dire con orgoglio di essere stati pionieri nell'esportare questo prodotto tipico pugliese a Milano. All'inizio non è stato facile, ma poi siamo riusciti a conquistarci la nostra fetta di clienti: ora abbiamo 4 dipendenti (tutti baresi) e sforniamo ogni giorno centinaia di panzerotti gourmet, abbiamo a disposizione ben 27 varianti: insomma ce n'è per tutti i gusti».

Ed è proprio nel loro punto vendita di Milano che un giorno si è presentato il signor Suzuki, assieme a un gruppo di imprenditori giapponesi, tutti incuriositi da questa leccornia made in Puglia. «Si sono innamorati del prodotto e dopo una lunga trattativa ci hanno scelto come brand da esportare a Tokyo. Il negozio è stato inaugurato lo scorso gennaio 2019 e ancora non ci crediamo che nel quartiere di Shibuya ci sia un piccolo angolo di Puglia». «I giapponesi sono stati bravissimi - commenta Giuseppe - hanno praticamente copiato in tutto e per tutto il nostro locale e l'hanno ricreato lì: assieme ai panzerotti, rigorosamente fatti con la ricetta segreta di nostra nonna, vendono anche la Peroni». 

Ogni giorno in Giappone arrivano farina, pomodori e mozzarella direttamente dalla nostra regione perché «non c'è eccellenza senza qualità della materia prima - spiegano i due fratelli - il prodotto per i giapponesi è innovativo, non sono abituati allo street food, ma sono molto curiosi e dobbiamo dire che dopo iniziali reticenze ora ne vanno ghiotti». 

Tra le scelte più gettonate c'è il panzerotto con la salsiccia di Norcia, ma anche quello con il salmone e dulcis in fundo quello ripieno alla Nutella, per cui «gli occhi a mandorla» stravedono. 

Una scelta quella di "espatriare" in Asia accolta anche con molta curiosità dalla stampa locale: «A Tokyo ci hanno riservato un sacco di interesse: hanno fatto servizi tv e articoli, non ci aspettavamo nulla di tutto questo. Una volta arrivati in Giappone, dove siamo rimasti per 20 giorni, abbiamo insegnato al personale come confezionare il prodotto (tra l'altro nel punto vendita abbiamo "lasciato" due baresi) così da mantenere la totale genuinità del panzerotto anche a distanza di chilometri dalla sua terra natia».

Un simbolo per i pugliesi e per i baresi che Mariella e Giuseppe descrivono con tre semplici parole: «Per noi il panzerotto significa famiglia, tradizione (con un pizzico di innovazione) e amore». E se gli si chiede qual è il segreto del loro successo, replicano così: «Fare le cose con passione e restare sempre con i piedi per terra, senza dimenticare l'impegno e la voglia di mettersi in gioco, rigorosamente con le mani sempre sporche di farina». 

Per i D'Alessio però il sogno non finisce qui: «A maggio apriremo un altro punto vendita ad Hong Kong, poi ci saranno succursali anche in Malesia, Corea e Cina». Ma la Puglia è sempre la Puglia: «Per noi è casa, magari un giorno riusciremo anche a tornarci. Ai nostri genitori che sono rimasti a Capurso farebbe molto piacere».

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