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Roberta, 2 lauree e un sogno da giornalista: torna a Bari da Londra per fare i taralli

Un'imprenditrice artigiana di Acquaviva delle Fonti che segue la ricetta della sua bisnonna: siamo entrati nel suo laboratorio

Iniziamo un viaggio tra i giovani imprenditori locali che recuperano i mestieri di una volta, rendendoli più social

BARI - Puntare al futuro, guardando al passato: è questo il segreto che ci svela Roberta Genghi, imprenditrice artigiana 3.0, una tra le poche in Puglia ad aver riesumato un mestiere d’altri tempi. Vi state chiedendo di cosa si occupa? Ebbene, ha messo in piedi un laboratorio dove produce 'U Taràll che, per i non conoscitori del dialetto pugliese, altro non è che il tarallo: biscotto tipico della nostra regione. Roberta lì prepara da sola a mano proprio come si faceva una volta, seguendo la ricetta segreta della sua bisnonna Olimpia. E questi piccoli “abbracci dorati”, come ama definirli lei, sono talmente buoni che stanno spopolando su tutto il territorio, superando anche i confini nazionali, fino ad approdare in Francia. Noi l’abbiamo intervistata e le abbiamo chiesto di mostrarci il suo “mondo” fatto di acqua, olio, farina e tanto sudore. Questa è la sua storia. 

Con due lauree in tasca e un passato da giornalista, Roberta Genghi ha mollato tutto per ritrovare se stessa. Così ha fatto deciso di fare fagotto ed è partita per Londra: qui si è approcciata per la prima volta al mondo della ristorazione e dopo alcuni mesi nella grande metropoli ha capito che, per rinascere davvero, doveva ritornare alle sue origini. «Tornata in Puglia e dopo aver continuato a lavorare nel settore comunicazione come consulente freelance (in particolare mi sono occupata di brand reputation per strutture ricettive del food&beverage e dell’hospitality), ho ancora una volta sentito la necessità di ricominciare da me. Ero tornata qui perché era stata la mia terra a richiamarmi, le mie origini, la storia della mia famiglia. Quelle tradizioni, quelle storie che tanto incuriosivano la gente da ogni parte del mondo conosciuta a Londra. Quello che stavo facendo però non andava in quella direzione. Stare in un ufficio per ore a curare la reputazione di altri non era esattamente quello per cui ero tornata. Un giorno, a casa dei miei, guardavo mia nonna fare i taralli. In quelle mani, in quei movimenti, in quei bastoncini di pasta gialla profumata che si chiudevano in un abbraccio, mi son sentita bene. In quegli abbracci ho visto il mio futuro. Mi son guardata attorno e ho notato che la produzione di taralli negli ultimi anni era diventata industriale un po’ ovunque, e di artigianale era rimasto davvero poco. Ho sentito il dovere etico e morale di farlo: per me, per questa terra, per quella ricetta che la mia bisnonna Olimpia ci aveva lasciato». 

Una scommessa la sua che ha trovato il migliore investitore in quello che poi, a distanza di anni, è diventato suo marito. Nasce così il laboratorio artigianale Genghi's che Roberta ci descrive con tre parole chiave. «La prima parola è 'resilienza'. Quando ho realizzato che la comunicazione e il giornalismo non mi avrebbero garantito il futuro che desideravo, mi son sentita morire dentro. Questo progetto ha significato rinascita. Resilienza per me significa anche avere sempre presente la direzione. So dove sto andando e dove voglio arrivare. Questo a volte significa pure avere il coraggio e la coerenza di dire no (a chi ti chiede i grandi numeri, a chi ti chiede una scadenza più lunga, a chi ti chiede di tradire la ricetta tradizionale). La seconda parola è 'sostenibilità'. Vuol dire fare impresa in una certa maniera. Privilegiando le collaborazioni con i piccoli produttori. Puntando sulla qualità piuttosto che sulla quantità. Non sprecando nulla e non eccedendo nella produzione. E infine: 'valorizzazione del territorio'. Quello che voglio far capire alla gente è che un pacco di taralli non è solo un pacco di taralli. Quando comprate un prodotto artigianale state in realtà comprando un territorio, state dando la possibilità di continuare a vivere ad una ricetta di cento anni fa trasmessa oralmente di generazione in generazione per arrivare ai nostri giorni». 

E quando le si chiede come la sua famiglia abbia reagito a questa sua scelta così radicale e inusuale, la Genghi risponde: «Inizialmente male, parecchio male. In famiglia sono sempre stata la “secchiona”. Far accettare di mettere da parte due lauree conseguite con un voto finale di 110 e lode per “mettersi a fare taralli” è stato complicato. Poi pian piano hanno capito tutti qual era il progetto che avevo in mente. Fortunatamente non sono l’unica “pazza”. Tanti amici produttori e artigiani hanno alle loro spalle lauree, master, e curricula brillanti in campi totalmente diversi rispetto a quelle che sono le loro vite adesso. C’è l’amico apicoltore con un passato da filologo classico e consulente aziendale, il contadino con un passato da ingegnere. E potrei andare avanti così a lungo. La verità è che oggi è cambiata la figura dell’artigiano, e per fortuna aggiungerei! Oggi si parla di imprenditori artigiani. E se devo essere sincera, oggi il più grande supporto viene proprio dalla mia famiglia. Soprattutto da mia madre: è lei che mi ha insegnato che si cade e ci si rialza più forti di prima. È lei la mia consulente personale: quella che chiamo decine di volte al giorno e sa sempre darmi la risposta giusta». 

La produzione della ditta Genghi's Apulians do it better va dal tarallo al cece nero, a quello di grano duro 100% pugliese, perché come spiega la titolare «la promozione e la valorizzazione del territorio sono alla base di tutte le linee che produco. Il tarallo al cece nero della Murgia carsica per esempio vuol esser proprio un omaggio a questa terra. 'Nonno Angelo' è invece una linea dedicata alla memoria di mio nonno: solo grano duro Senatore Cappelli coltivato ad Acquaviva. Nero d’Autore è la linea dolce al caffè D’Onofrio (Pisticci) e vino Falanghina Polvanera (Gioia del Colle). Ora stiamo lavorando su una nuova linea di taralli che punta sul concetto di recupero. Non posso anticipare molto ma diciamo che una materia prima di “scarto” avrà vita nuova». 

Per il futuro Roberta sogna di continuare a produrre taralli e raggiungere una clientela sempre più attenta e consapevole: «punto ai consum-attori, una volta ho letto questa definizione e mi è piaciuta molto, voglio lavorare per la valorizzazione del territorio attraverso la collaborazione proficua con i produttori, commercianti, ristoratori, amministratori, comunicatori e voglio continuare a far vivere la memoria enogastronomica dei nostri nonni e portarla fuori, quanto più lontano possibile!»

La storia di Roberta Genghi, assieme a quella di Luigi Aseni, l'imprenditore originale che ha fatto fortuna con il brand del «Kazz», sono solo alcuni esempi di giovani imprenditori pugliesi 3.0 che non dimenticano la loro terra d'origine, ma che anzi la sfruttano come loro punto di forza rendendola più social che mai. Provenire dal Sud non è sempre uno svantaggio. Forse è proprio vero che i 'Pugliesi lo fanno meglio'.

 

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