L'intervista
Ermal Meta, primo Sanremo da papà tra impegno e tenerezza: «Anche "Stella Stellina" parla d'amore: è un abbraccio ai figli del mondo»
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Un brano che diventa una favola cartacea, in uscita il 6 marzo per La Nave di Teseo: «Io scrivo come vivo. E per la Notte della Taranta ho chiesto consiglio a Dardust»
Il primo Festival da papà è diverso, perché invece di riposare appena ha un momento libero va dalla piccola Fortuna: «È una ricarica incredibile, trovo infinitamente più riposante stare con lei». E «Stella Stellina», brano con cui il veterano Ermal Meta torna a Sanremo, non è solo una favola per la sua bambina, ma un messaggio d’amore per tutti i bambini e le bambine del mondo, specie quelli costretti a crescere in contesti di guerra. E ieri sera il cantautore barese d'adozione ha voluto portare simbolicamente i nomi di queste bambine palestinesi sui suoi abiti, scritti di suo pugno: ieri «Amal», poi Aysha, Layla, Nour, Hind, figlie di nessuno, figlie di tutti. «Stella stellina», scritta e composta insieme a Dardust e Gianni Pollex farà parte del nuovo album, Funzioni Vitali, sesto disco di inediti in uscita il 27 febbraio (firmacopie a Bari il 4 alla Feltrinelli di via Melo). Poi il tour nei club, che fa tappa il 22 maggio al Demodé di Modugno, fino al grande impegno di agosto con la Notte della Taranta, che guiderà da Maestro Concertatore.
Meta, lei è ormai abitudinario di questo palco: com’è questa edizione?
«C’è un bel cast e ci sono belle canzoni. Io sicuramente oggi ho uno sguardo più consapevole, ma sento vibrazioni positive, ci saranno belle sorprese».
La produzione di «Stella Stellina», firmata da Dardust, è forte: che valore aggiunge l’orchestra a un brano così?
«Rende il risultato più organico: tante mani, tanti cuori, pulsazioni diverse che si allineano ma senza esserlo mai al cento per cento. È proprio quell’imperfezione a dare ricchezza e profondità al suono».
Nel disco in uscita c’è una metafora matematica, il concetto di funzione...
«Il disco attraversa il tema del tempo. Il tempo può essere un rifugio, qualcosa che conosciamo bene, ma è anche ingannevole, perché la mente trasforma il passato, in meglio o in peggio. Non bisogna rifugiarsi lì, perché il passato non esiste più e nemmeno noi siamo più quelli di allora. Siamo la somma di ciò che abbiamo vissuto, ma ogni giorno si aggiunge un pezzo che oggi non percepiamo, e che domani sarà fondamentale. Quel pezzo che ci sfugge è forse il più importante».
La sua canzone è diventata anche una favola cartacea, che esce il 6 marzo per La Nave di Teseo. Da dove la decisione di metterla su carta?
«Volevo fare qualcosa di concreto oltre alla canzone. È una favola per bambini, ma può essere letta anche dagli adulti, con i meravigliosi disegni di Michele Bernardi. Tutti i diritti d’autore del libro andranno a Save the Children Italia, che si occupa anche dell’emergenza dei bambini a Gaza. Volevo dare un contributo reale a un tema che rischia di essere dimenticato».
Lei è tra i pochi a portare un tema sociale a Sanremo. Ha capito perché questa «fuga» da parte della musica, che si rifugia nell’amore e nell’autobiografia...
«Anche questo è amore, ma un amore diverso: verso i figli degli altri, che sono anche nostri. Molti mi hanno chiesto perché non abbia portato una canzone scritta per mia figlia, ne ho tante da parte, ma ho sentito fosse giusto parlare dei figli degli altri. Non mi sento esposto: per me è naturale. Se un cantautore ha un dovere, è quello di essere fedele a se stesso. Io scrivo come vivo. Alcune immagini ti restano dentro, ognuno con la propria sensibilità».
La Puglia è casa, si avvicina anche l’impegno della Notte della Taranta: si sta preparando?
«È un onore, appena finirà il Festival inizieremo a lavorare. A Dardust, che è stato Maestro Concertatore prima di me, ho chiesto tutti i consigli possibili. Mi ha promesso che mi scriverà tutto quello che ha imparato. Poi, però, bisogna seguire anche l’istinto».