Domenica 25 Gennaio 2026 | 12:46

Follini: "Linee diverse in politica estera tolgono peso a nostra geopolitica"

Follini: "Linee diverse in politica estera tolgono peso a nostra geopolitica"

 
Agenzia Adnkronos

Reporter:

Agenzia Adnkronos

Follini: "Linee diverse in politica estera tolgono peso a nostra geopolitica"

Domenica 25 Gennaio 2026, 10:50

Roma, 25 gen. (Adnkronos) - "Di quante politiche estere dispone al momento il nostro paese? Una quantità smisurata. Il censimento più recente dà conto di almeno tre tendenze che vivono e lottano dentro il recinto della maggioranza di governo. Una atlantista, una europeista e una nazionalista. Il campo largo ne ospita a sua volta un discreto elenco, che comincia da una parte con quelli che inneggiano all’Ue e finisce dall’altra con quelli che non sottoscrivono neppure una innocua mozione contro gli ayatollah iraniani. La presidente Meloni, a sua volta, sembra intenta a dividere la sua stessa persona tra la dura necessità di dover sorridere a Trump e l’intima consapevolezza che quei sorrisi possono rivelarsi un errore strategico e morale. Se fossero cannoni, tutte queste politiche e le loro infinite contraddizioni e sfumature, potrebbero essere considerate alla stregua di una straordinaria risorsa. Ma poiché invece sono frammenti sparsi, e frammenti di frammenti, il loro disordine finisce per togliere qualcosa alla nostra sovranità, riducendola in coriandoli. E inducendo inevitabilmente il resto del mondo ad annettere sempre meno peso alla nostra geopolitica. Si dirà che il pianeta sta attraversando un tale marasma che non si può confidare più di tanto nelle vecchie regole e consuetudini repubblicane. E cioè nel fatto che una volta si pretendeva che le coalizioni si formassero solo dopo aver chiarito fino in fondo e senza possibilità di equivoco quale fosse la loro comune posizione sugli affari globali. Non è un caso se nel dopoguerra l’avvicinamento del Psi e poi del Pci all’area di governo avvenne solo dopo che Nenni e poi Berlinguer fecero propria la scelta atlantica. E non è un caso che la solidarietà nazionale cominciò a incrinarsi quando democristiani e comunisti scoprirono di pensarla diversamente sullo Sme, il serpente monetario europeo, predecessore per dir così dell’euro dei nostri giorni. Eppure quelle regole e consuetudini, che a noi possono sembrare troppo antiche, restano tuttora in vigore negli altri paesi europei. Laddove le forze di governo si coalizzano avendo prima messo bene in chiaro qual è il loro comune punto di vista su tutti questi argomenti. Mentre da noi avviene che tanto la maggioranza quanto l’opposizione ospitino al loro interno con una crescente disinvoltura una gran quantità di controversie. Gestite a volte con accortezza, altre volte in modi più plateali. Ma mai risolte una volta per tutte. Laddove invece tutte queste controversie, lasciate a se stesse, finiscono col minare il buon nome del nostro sistema politico. E quel che più conta, il buon nome del nostro paese. Il fatto è che c’è come una reciproca ostinazione a voler tenere in vita, e mantenere immobili, due coalizioni tanto strampalate. Quasi che l’obbligo di puntellare i due fronti contrapposti fosse una sorta di undicesimo comandamento a cui non si può mai disubbidire. Solo che nel frattempo non viene fatto nessuno sforzo per elaborare tutte queste differenze che corrono all’interno dei due blocchi. Così, ogni volta che in Parlamento si vota su argomenti che fuoriescano anche solo di qualche chilometro dal cortile di casa, si finisce per dar luogo a un’infinità di equivoci, non detti, vere e proprie acrobazie lessicali. Con tutte le conseguenze del caso. Sarebbe il caso prima o poi di cercare di uscire da questo equivoco. Non per fantasticare di terzi poli, grandi centri e altri (assai improbabili) voli pindarici della più antica e anacronistica geometria politica. Più semplicemente per disegnare gli schieramenti, quali che siano, in funzione delle vere priorità di questa fase della storia. Si tratterebbe allora di presentarsi alle elezioni avendo chiarito, senza più nessuna ambiguità, qual è il disegno geopolitico che sottende l’una e l’altra proposta di governo. E di impegnarsi, di lì in poi, a non venir meno ai vincoli che liberamente si sottoscrivono. Seguendo questa strada potrebbe accadere di scoprire come le maggiori affinità siano a cavallo dei due schieramenti. E come alcune divisioni più strategiche passino invece al loro interno. Sono quattro anni del resto che la politica italiana affronta la questione ucraina -cioè la prima guerra europea dei nostri tempi- procedendo in ordine sparso. Continuare così sarebbe uno di quegli errori che possono essere perfino peggio dei delitti. O almeno, così avrebbe detto il duca di Talleyrand, uno dei più grandi ministri degli esteri di tutti i tempi" (di Marco Follini).

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Marchio e contenuto di questo sito sono di interesse storico ai sensi del D. Lgs 42/2004 (decreto Soprintendenza archivistica e Bibliografica Puglia 18 settembre 2020)

Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725 (Privacy Policy - Cookie Policy - - Dichiarazione di accessibilità)