l'inchiesta «Leon»

Taranto, scacco al traffico di droga al Salinella: 24 condanne, al capo Leone oltre 16 anni di carcere

ALESSANDRA CANNETIELLO

Assolti invece tre degli imputati nel processo con rito abbreviato

Si è chiuso con 24 condanne e 3 assoluzioni il processo con rito abbreviato nei confronti di altrettanti imputati coinvolti nell’inchiesta della Dda di Lecce «Leon» culminata a dicembre 2024 con l’esecuzione di 21 misure cautelari - 11 in carcere, 10 ai domiciliari – sull’esistenza di un’associazione dedita al traffico di droga nel quartiere Salinella che avrebbe fruttato circa mezzo milione di euro.

Il giudice di Lecce, Tea Verderosa, ha inflitto la pena più alta a16 anni e 8 mesi di carcere a Vincenzo Leone ritenuto il promotore del gruppo criminale (assolto dal capo 76 relativo all’esistenza di un’associazione finalizzata all’intestazione fittizia di società atte a reinvestire i proventi dell’attività illecita). Mentre è di11 anni e 8 mesi la pena per Pasquale Lupoli, 10 anni e 10 mesi per Cosimo Leone (assolto dal capo 76) e Giovanni Marzulli, 8 anni 9 mesi per Cosimo Carriero, 7 anni e 8 mesi per Giovanni Leone, 7 anni per Marco Semeraro, 6 anni e 10 mesi per Davide Nigro (in continuazione con altra sentenza).

È invece di 6 anni e 8 mesi la condanna per Vincenzo Basile e Michele Costantino, 5 anni e 6 mesi per Marco Pipino, 5 anni e 2 mesi per Veronica Giudetti (moglie di Cosimo Leone) e Luigi Chiochia, 5 anni per Gianluca Solfrizzi e 4 anni e 10 mesi per Teresa Malizia (compagna di Vincenzo Leone e assolta dal capo 76) e Anna Maria Quaranta, 4 anni e 8 mesi la condanna per Cristian Sorce e Valentina Petruzzella Scarcia. Le altre 6 condanne vanno da un massimo di 4 anni e 2 mesi a un minimo di 1 anno di reclusione.

Assolti infine tre degli imputati (uno di loro rispondeva per un episodio di spaccio gli altri due del capo 76), così come chiesto dal pm dell’Antimafia Milto De Nozza nel corso della sua requisitoria. L’inchiesta che vede coinvolte complessivamente 38 imputati (difesi tra gli altri dagli avvocati Pasquale Blasi, Patrizia Boccuni, Angelo Casa, Luigi Danucci, Marino Galeandro, Andrea Maggio, Salvatore Maggio, Alessandro Scapati, Maria Letizia Serra e Andrea Silvestre) di cui 11 stanno affrontando ora il processo, avrebbe consentito di individuare nella famiglia Leone «le figure centrali intorno alle quali operava il traffico di stupefacenti».

Droga sotterrata, vedette e videocamere per monitorare l’arrivo delle forze dell’ordine e un’entrata fissa agli affiliati di circa 3mila euro al mese. Le investigazioni, durate un paio di anni, erano partite dal sequestro nell’abitazione di Giovanni Leone (padre di Vincenzo e Cosimo Leone) di un chilo di droga e denaro contante e avrebbero consentito di accertare che il gruppo avesse operato attraverso la costituzione di tre società fittizie per reinvestire i proventi delle attività illecite.

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