il caso

A Taranto 7 persone e 3 società indagate per la morte di Domenico Di Ponzio, l'operaio colpito da un palo della luce

ALESSANDRA CANNETIELLO

Il 13 aprile il palo si era improvvisamente sganciato dal braccio di una gru nel cantiere in cui stava lavorando, nel quartiere Tamburi

È stato conferito nella tarda mattinata di giovedì l’incarico al medico legale che eseguirà l’autopsia sul corpo di Domenico Di Ponzio. L’operaio 38enne che lunedì 13 aprile ha perso la vita dopo essere stato colpito da un palo della luce sganciatosi improvvisamente dal braccio di una gru nel cantiere in cui stava lavorando, nel quartiere Tamburi. Il pm Raffaele Casto, che coordina l’inchiesta, ha chiesto al consulente Davide Ferorelli di stabilire se esista un nesso causale tra l’incidente e il decesso, e la presenza di eventuali patologie pregresse che avrebbero potuto influire sull’evento. Iscritte nel registro degli indagati per il reato di cooperazione in omicidio colposo ci sono 7 persone fisiche (di cui due difese dagli avvocati Egidio Albanese e Claudio Petrone).

Tra queste un funzionario del Comune di Taranto responsabile dei lavori, il titolare dell’impresa vincitrice dell’appalto, due figure di vertice della ditta partner, ossia la presidente del Cda e il consigliere delegato incaricato di assumere gli operai, il coordinatore per la sicurezza (che secondo la Procura non era presente al momento dell’incidente), il capocantiere e infine il titolare della ditta esterna che al momento dell’incidente si trovava in cantiere. Quest’ultimo era infatti intento a manovrare la gru con un joystick a soli 3-4 metri di distanza da Di Ponzio che era a terra a guidare il posizionamento del palo. Sotto la lente degli inquirenti sono finite però anche le tre società coinvolte nell’appalto per le quali si ipotizza l’illecito amministrativo per la violazione delle norme antinfortunistiche. Un atto dovuto quello della Procura per consentire agli indagati e anche ai familiari del 38enne di prendere parte agli accertamenti nominando un proprio consulente.

Per il pm Casto non soltanto il cantiere era stato delimitato in modo inappropriato (con la rete arancione assente nella zona a ridosso della strada pubblica dove si trovava la gru), ma l’imbracatura utilizzata per la movimentazione non era quella in dotazione: una soluzione che il magistrato inquirente - si legge nelle carte dell’inchiesta - definisce come «artigianalmente creata».

Il giorno della tragedia Di Ponzio si trovava a ridosso della strada dove erano stati realizzati i nuovi marciapiedi: non lontano dalla gru che stava sollevando un palo di acciaio di circa 11 metri. Il 38enne stava reggendo la fune guida (fune di ritenuta) legata al gancio della gru per direzionare il palo e impedire che sbattesse contro qualcosa portandolo nel punto in cui doveva essere piantato. Mentre era intento a tirare la fune, in una giornata in cui la protezione civile aveva diramato un’allerta meteo per il forte vento, quel sistema ha ceduto improvvisamente e il palo è scivolato dalla fascia che lo sorreggeva finendo sulla sua testa. Un impatto talmente devastante che non ha lasciato scampo al 38enne che infatti è morto sul colpo.

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