la vertenza

Taranto, la lettera dei sindacati all'arcivescovo Miniero: «Salviamo la Cittadella della Carità»

Valentina Castellaneta

La richiesta di incontro urgente di Fp Cgil, Cisl Fp, Fials e Ugl Salute al «“proprietario” della struttura sanitaria» voluta da monsignor Guglielmo Motolese.

È indirizzata all’arcivescovo Miniero «come “proprietario” della struttura Cittadella della Carità» la lettera aperta firmata dalle segreterie territoriali di Fp Cgil, Cisl Fp, Fials e Ugl Salute. La richiesta è chiara: salvare la struttura sanitaria voluta da monsignor Guglielmo Motolese.

Le organizzazioni sindacali, in particolare, lamentano «carichi di lavoro insopportabili» per i dipendenti che non percependo gli stipendi con regolarità preferiscono rassegnare le dimissioni, cercare lavoro altrove o, addirittura, poter percepire almeno la Naspi. Una fuga che per i sindacalisti è un segnale «evidente e plastico dello stato di malessere sempre denunciato». Inoltre i rappresentati sindacali continuano a manifestare perplessità «sulla fattibilità del piano concordatario e sulla sua stessa capacità di garantire i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori e il futuro della Fondazione».

«Sono ormai mesi – scrivono Cosimo Sardelli, Fp Cgil, Flavia Ciracì, Cisl Fp, Emiliano Messina, Fiasl e Erika Telmo, Ugl Salute - che anche la puntualità nei pagamenti delle retribuzioni dei lavoratori è venuta meno e si è ritornati all’epoca in cui il pagamento delle retribuzioni era incerto e nebuloso». I dipendenti, infatti, non hanno ancora percepito gli stipendi di febbraio e temono di non ricevere neanche quello di marzo. Una situazione che secondo i sindacati si protrae da troppo tempo e ora sembra non avere più giustificazioni. «Ci chiediamo – hanno scritto nella missiva – quanto ancora le lavoratrici e i lavoratori della Fondazione devono attendere». La richiesta al vescovo è di riprendere in mano le redini della Cittadella al fine di porre in essere senza ritardo tutte le iniziative necessarie a garantirne il futuro. Già a gennaio scorso, i lavoratori si erano radunati in sit-in, lamentando di non ricevere stipendi da tre mesi. Solo con l’intervento dell’Asl, che aveva pagato le fatture dovute alla struttura sanitaria, la situazione era rientrata. Per le organizzazioni sindacali con i cambi al vertice della Fondazione Cittadella della Carità, non sarebbe cambiato nulla. «Si continua a navigare nella incertezza più assoluta, tra timidezze, mancate iniziative e silenzi assordanti. Chi ha il compito e il dovere di intervenire e fare chiarezza lo faccia, altrimenti parli chiaramente alla città e ai lavoratori, comunicando le reali intenzioni sul futuro della stessa».

«La Cittadella della Carità – aggiungono i segretari territoriali nella lettera al vescovo– non può e non deve morire Sarebbe un ulteriore sfregio all’identità collettiva e al futuro di questo territorio. Noi non lo permetteremo e per questo ci rivolgiamo a Lei per chiederLe di riprendere in mano le redini della struttura al fine di porre in essere senza ritardo tutte le iniziative necessarie a garantirne il futuro. Per questo Le chiediamo un incontro urgente per affrontare la questione, nella speranza che il tempo di Pasqua – tempo di attesa e di speranza – sia prodromico alla rinascita e alla nuova vita di Cittadella e delle famiglie che da essa traggono sostentamento».

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