in città

Taranto, la nuova legge complica il salvataggio dell'Amiu

FABIO VENERE

I paletti dell’Antitrust al Comune: «Entro un mese le misure anticrisi»

Una recente legge rende ancora più difficile all’ex Amiu di uscire dal tunnel.

Se, martedì scorso, l’attenzione di assessori e consiglieri comunali è stata giustamente concentrata sul parere dell’Agcm (Autorità garante della concorrenza e del mercato, più nota come Antitrust), ieri invece le maggiori riflessioni sono state svolte su una recente norma.

Si tratta della legge n. 190 del 2025, entrata in vigore nello scorso gennaio. Che ha modificato l’articolo 30 del decreto legislativo n. 201 del 2022 su cui, peraltro, si è basato il parere, non positivo, dell’Agcm nei confronti di Kyma Ambiente.

In virtù di questa novità legislativa, infatti, l’andamento di un’azienda che eroga servizi pubblici locali si considera “insoddisfacente” quando: «Il gestore (in questo caso l’ex Amiu, ndr) ha registrato perdite significative negli ultimi due esercizi, tali da compromettere le condizioni di equilibrio economico-finanziario; quando i risultati gestionali – si riporta testualmente – risultano significativamente insufficienti rispetto agli obiettivi contrattuali prefissati e, infine, quando almeno due indicatori di qualità del servizio erogato risultano significativamente inferiori agli indicatori e ai livelli minimi di qualità dei servizi». Per essere chiari, è sufficiente che si verifichi solo una di queste condizioni per far sì che l’Agcm accenda il semaforo rosso al mantenimento in house del servizio di raccolta dei rifiuti da parte di Kyma Ambiente. Per quel che riguarda il primo parametro, del resto, il bilancio 2024 si è chiuso con un disavanzo di 345mila euro e, quindi, se anche i conti del 2025 dovessero essere in perdita la situazione potrebbe precipitare.

Tornando al parere rilasciato lo scorso 17 marzo e inviato al Comune di Taranto, l’Autorità garante per la concorrenza e il mercato, in estrema sintesi, ha evidenziato che la gestione del servizio da parte di Kyma Ambiente è inadeguata in termini di qualità e raggiungimento degli obiettivi.

Già, ma per quali motivi? La raccolta differenziata, ad esempio, nel 2024 è stata solo del 25 per cento, a fronte di una media nazionale del 67,9. Inoltre, sempre per l’Agcm, i costi del servizio risultano superiori ai parametri di riferimento. Ma non solo.

L’andamento economico della società, tra il 2022 e il 2024, è considerato estremamente critico a causa delle perdite di bilancio registrate. Per queste ragioni, allo stato attuale, il mantenimento dell’affidamento diretto (“in house”) all’ex Amiu, almeno secondo l’Antitrust, non appare giustificato sia sul piano economico che della qualità come, invece, richiederebbero le norme vigenti.

L’Agcm, quindi, ha invitato il Comune a valutare attentamente la forma di gestione da attuare per il futuro, sottolineando che l’affidamento in house richiede una motivazione qualificata (in gergo, rafforzata) che spieghi perché il Municipio non faccia ricorso al mercato ovvero ai privati. Il Comune di Taranto dovrà, quindi, comunicare all’Agcm le proprie decisioni sulle criticità sollevate entro 30 giorni dalla ricezione del parere (quindi entro il 17 aprile). Nel caso in cui, invece, l’Amministrazione comunale adotti un atto di indirizzo in cui definisca la gestione del servizio “insoddisfacente”, il gestore (Kyma Ambiente) avrà poi un termine massimo di tre mesi per elaborare un piano di misure correttive.

Intanto, a fine anno, scadrà il contratto di servizio tra Comune ed ex Amiu, prorogato dal Consiglio comunale proprio per consentire gli approfondimenti necessari sulla futura modalità di gestione del servizio.

Privacy Policy Cookie Policy