ambiente
Dal mar Piccolo arrivano buone notizie: «Cozze non contaminate»
L'annuncio del Commissario Uricchio dopo le relazioni di Arpa e Asl
I mitili del primo seno del mar Piccolo, dopo molti anni, finalmente non risultano contaminati. Lo ha detto ieri il commissario straordinario per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione dell’area di Taranto, Vito Felice Uricchio che ha riferito di confortanti risultati di Asl Taranto e Arpa Puglia. «La natura - ha spiegato Uricchio - riesce a rimediare, per questo dobbiamo sostenerla, perché possa essere ripristinata nel suo equilibrio e perché si possa rimettere in moto anche l’economia alla stessa legata».
La notizia fa ben sperare che, in futuro, quell’area possa essere dissequestrata e possa tornare ad essere il cuore della mitilicoltura tarantina, dove il ciclo di produzione della tradizionale cozza inizia e dove deve essere portato a compimento. Al momento, è ancora in piedi l’ordinanza n. 188/2016, con cui l’allora presidente della Regione Michele Emiliano, come diretta conseguenza dei controlli e dei monitoraggi dell’Asl, dispose la movimentazione del novellame allevato, quindi le cozze non superiori a 3 cm, nel secondo seno del mar Piccolo o in mar Grande, aree classificate, in cui cioè i livelli di diossina e pcb risultano a norma. Decisione questa per tutelare la salute pubblica e, al tempo stesso, garantire la continuità dell’attività della mitilicoltura.
I risultati positivi sono alla base dello slittamento, deciso di recente, del termine fissato per lo spostamento, che generalmente deve esser fatto entro il 28 febbraio; quest’anno la data ultima è il 31 marzo.
Una professione faticosa quella del mitilicoltore, con un guadagno incerto, perché legato a fattori imprevedibili. Lo dice chiaramente Giovanni Nicandro, al termine di una giornata di lavoro intensa: «Si comincia all’alba e si finisce semplicemente quando termina il lavoro, per tutti i mesi dell’anno nei quali il tempo lo consente, potenzialmente sempre. La continua moria dovuta al caldo demoralizza la categoria e allontana i giovani, che sono già pochi». Le alte temperature hanno infatti determinato, negli ultimi anni, perdite pesanti in termini di prodotto, e quindi di incasso.
«Quello legato al trasferimento del seme in area diversa dal primo seno, è un altro costo che ricade completamente su noi mitilicoltori». A questo proposito, Coldiretti Pesca Puglia ha inviato all’assessore regionale all’Agricoltura Francesco Paolicelli una proposta per contenere gli oneri economici e organizzativi che le imprese sostengono per raccolta, movimentazione, trasporto e trasferimento del seme, nonché per riallestimento degli impianti e impiego di mezzi nautici, manodopera e attrezzature specialistiche. Coldiretti in particolare chiede se tali adempimenti possano rientrare nelle misure previste dalla programmazione Feampa (Fondo Europeo per gli Affari Marittimi, la Pesca e l’Acquacoltura), e se possono rientrare tra le spese ammissibili nell’ambito dell’Azione 5 – Operazione 32. Il responsabile regionale di Coldiretti Pesca, Davide Dipinto, riferisce di aver colto apertura e disponibilità da parte dell’assessore Paolicelli. Certamente questo consentirebbe di dare un supporto alla categoria che appare ormai in evidente affanno.