le morti bianche

Ex Ilva, una mattanza senza fine: dal 2012 sono undici i morti sul lavoro

francesco casula

Precipitati, schiacciati o stritolati dai nastri trasportatori. Dal 2012, anno in cui l'area a caldo della fabbrica tarantina fu posta sotto sequestro dalla magistratura, le vite spezzate degli operai hanno scandito il macabro passare del tempo

Precipitati, schiacciati o stritolati dai nastri trasportatori. Quello di Loris Costantino è solo l'ultimo nome di una mattanza terribile che all'ex Ilva di Taranto ha contato 11 vittime in 14 anni. Dal 2012, anno in cui l'area a caldo della fabbrica tarantina fu posta sotto sequestro dalla magistratura, le vite spezzate degli operai hanno scandito il macabro passare del tempo.

Qualche mese dopo lo stop disposto dalla gip Patrizia Todisco, il 30 ottobre 2012, il 29enne Claudio Marsella muore schiacciato tra due locomotori durante le operazioni aggancio nel reparto Mof. Il 28 novembre, meno di un mese dopo, un uragano si abbatte su Taranto: Francesco Zaccaria era nella cabina della gru al molo portuale gestito dell’Ilva per scaricare materie prime da una nave attraccata in banchina. Nessuno gli ordina di scendere e resta nella cabina anche quando la tempesta la trascina in mare, annegandolo. Aveva anche lui 29 anni. I due omicidi colposi sono confluiti nel maxi processo Ambiente sVenduto che, com'è noto, dopo l'annullamento della sentenza di primo grado, ora pende dinanzi al tribunale di Potenza.

Ciro Moccia, invece, di anni ne aveva 42: è morto il 28 febbraio 2013 in un incidente durante i lavori di manutenzione nel reparto Cokerie. Il processo ha portato alle condanne dei vertici di una ditta dell'indotto, ma ha scagionato tutti i dirigenti dell'ex Ilva inizialmente coinvolti nell'inchiesta.

Angelo Iodice, ha perso la vita in un altro incidente il 4 settembre 2014: originario di Caserta era un operaio di una ditta dell'appalto impegnato in attività di manutenzione nell’area dell’Acciaieria 1, dove nei giorni precedenti si era verificato uno sversamento di ghisa, quando fu travolto sui binari da un mezzo meccanico guidato da un altro operaio. L'unico responsabile per la morte bianca è stato un dirigente di una azienda dell'indotto.

L'8 giugno 2015 una fiammata nell'Altoforno 2 ha investito in pieno causando ustioni nel 90 per cento del corpo di Alessandro Morricella di 35 anni: è deceduto alcuni giorni dopo. Il processo di primo grado ha portato alla condanna di tre dirigente dell'ex Ilva e ora sta per partire il giudizio dinanzi alla corte d'appello. Qualche mese dopo, il 6 gennaio 2016, un altro incidente ha spezzato la vita di Cosimo Martucci: 49 anni, dipendente della ditta dell'appalto, viene travolto e ucciso da un grosso tubo d’acciaio durante le fasi di scarico di pezzi di carpenteria metallica della nuova condotta per l’aspirazione di fumi e polveri. Dopo la sentenza di primo grado, il processo per fare luce sulla sua morto è ora dinanzi alla corte d'appello. Anche Giacomo Campo lavorava in nell'indotto: è stato vittima di un incidente il 17 settembre 2016, schiacciato all’interno di un nastro trasportatore. Il procedimento penale è ancora in corso dinanzi al tribunale di Taranto.

A maggio 2018 l'appalto conta un'altra vittima: un incidente al porto costa la vita ad Angelo Fuggiano, 28 anni, quando un cavo salta durante di ancoraggio al molo e lo travolge. Anche per lui è in corso il processo di primo grado.

Sempre lì al porto è Cosimo Massaro: un nuovo tornado a luglio 2019 si abbatte su Taranto e trascina in mare una gru e il 38enne perde la vita in un incidente fin troppo simile a quello di Zaccaria. Nemmeno per Massaro è ancora giunta una sentenza di primo grado. Il 12 gennaio scorso, infine, è toccato a Claudio Salamida, l'operaio di 47 anni precipitato per sette metri nel reparto di Acciaieria 2 a causa di una pavimentazione con griglia di ferro che copriva un buco su una passerella: l'indagine della procura è ancora in corso.

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