M5S, Legambiente e Confapi contrari

Taranto, tutti contro il nuovo rigassificatore nel porto

Valentina Castellaneta

Il 3 febbraio scorso il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha avviato la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (Via) per realizzare il rigassificatore onshore nel porto di Taranto, per una produzione di 12 miliardi di metri cubi di gas all’anno

Porta la firma della consigliera regionale Annagrazia Angolano la mozione che impegna la Giunta regionale ad esprimere «parere negativo con ogni strumento a disposizione all’ipotesi di rigassificatore nell’area portuale di Taranto». Ma non è l’unica a battere i pugni sulla vicenda.

Il 3 febbraio scorso il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha avviato la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (Via) per realizzare il rigassificatore onshore nel porto di Taranto, per una produzione di 12 miliardi di metri cubi di gas all’anno. L’opera è prevista alla testa del Molo Polisettoriale, in prossimità del quartiere Lido Azzurro. «Il piano prevede - sottolinea il Movimento 5 stelle – a regime entro il 2028, un traffico annuo di circa 100 navi metaniere, ciascuna con capacità media di duecentomila metri cubi di Gnl (Gas Naturale Liquefatto), per un’attività portuale stimata in 48 settimane l’anno ed una media di quasi tre attracchi settimanali». Compromettendo così ogni altra attività.

Legambiente, dalla sua, si dice preoccupata e chiede al ministero di non «sottovalutare i rischi di un tornado devastante» e chiede la pubblicazione della documentazione assente e nuovi termini per la presentazione delle Osservazioni. L’associazione ambientalista ricorda come nel 2012, l’area di Taranto fu interessata da un tornado che provocò un morto, 40 feriti e gravi danni a Statte e all’interno dello stabilimento siderurgico. «Un nuovo tornado – scrivono – purtroppo, non si può escludere e la sua intensità e pericolosità potrebbero essere maggiori di quello che colpì il nostro territorio, con conseguenze che potrebbero essere gravissime se sulla sua traiettoria si venissero a trovare impianti a rischio di incidente rilevante, come un rigassificatore o quelli presenti nell’Eni e nell’ex Ilva, situati in un’area comunque prossima al Molo Polisettoriale, con un possibile devastante “effetto domino”. La realizzazione dell’impianto di rigassificazione comporterebbe un ineliminabile aggravio dei profili di rischio».

Contrario anche il centro studi di Confapi Taranto, che la settimana scorsa aveva avanzato la proposta di non ospitare il rigassificatore alla testa del Molo Polisettoriale, ma a largo, lontano dalla costa. Solo qualche giorno fa il presidente della confederazione, Fabio Greco, intervistato da Cittadella Tv ha sottolineato quanto sia necessaria una regia tecnico scientifica. Per Greco sono molti i fattori che rendono problematico il posizionamento del rigassificatore nel porto di Taranto, come la vicinanza dell’hub per l’eolico offshore, ma soprattutto la prossimità a Lido Azzurro e la contrarietà della cittadinanza.

«Abbiamo aspettato tanto – ha aggiunto – per risolvere la questione Ilva, possiamo anche programmare la necessità di qualche anno in più. Tanto la soluzione del problema di approvvigionamento del gas deve andare di pari passo alla vendita e la riqualificazione dello stabilimento in chiave green». Per Greco, insomma la nave gasiera «è necessaria», come è necessario che tutti siano «sereni». «La nostra proposta – ha spiegato – è di portare a largo l’attracco della nave gasiera con tubazioni di 12miglia e tecnologie adatte rendere possibile il progetto della decarbonizzazione. Certo – ha concluso Greco – avrà un costo impattante, ma i finanziamenti ci sono».

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