Il caso

Boc, il Comune di Taranto preleva 10 milioni dal «tesoretto»

FABIO VENERE

Dovrebbe essere sostanzialmente questa la cifra che l'Amministrazione preleverà dal tesoretto accumulato negli anni scorsi per fronteggiare l’eventuale soccombenza del contenzioso sul caso Boc. Ma bisognerà attendere almeno il rendiconto di fine aprile

Dieci milioni di euro. Dovrebbe essere sostanzialmente questa la cifra che il Comune di Taranto preleverà dal tesoretto accumulato negli anni scorsi per fronteggiare l’eventuale soccombenza del contenzioso sul caso Boc. Che, invece, giovedì scorso, si è concluso con la sentenza della Corte d’Appello di Lecce che ha stabilito l’immoralità del contratto sottoscritto nel 2004 tra l’ex Banca Opi, poi divenuta Banca Intesa Sanpaolo, e il Municipio. Tradotto: l’Amministrazione comunale di Taranto non dovrà restituire i 250 milioni di euro ottenuti nell’ambito del prestito obbligazionario che aveva emesso dei buoni ordinari comunali (Boc).

Tutto bene, dunque? Non completamente, nel senso che il colosso bancario ha annunciato che ricorrerà in Cassazione contro la sentenza emanata dai giudici salentini e, dunque, conviene essere prudenti e non rompere del tutto il salvadanaio, al cui interno ci sono 48 milioni di euro. Per questo, da quel che risulta alla Gazzetta, non dovrebbero essere più di 10 i milioni da sbloccare. Almeno, è questo quello che filtra da ambienti vicini all’Amministrazione comunale.

Ma c’è dell’altro: queste risorse non possono essere impiegate subito. Non oggi e neppure domani. Questa parte del tesoretto (10 milioni su 48) a cui verrebbe tolto dal Comune il vincolo precedentemente apposto, finirebbe nel cosiddetto avanzo libero. E, dunque, la giunta Bitetti e il Consiglio comunale, prima di stanziare queste risorse, dovranno necessariamente attendere l’approvazione del Rendiconto 2025 che dovrà essere chiuso entro il prossimo 30 aprile. In realtà, un ulteriore condivisibile principio di cautela consiglierebbe al Comune di aspettare anche il via libera relativo alla salvaguardia degli equilibri di bilancio, ovvero detto più semplicemente si tratta del Riequilibrio 2026, che dovrà esserci entro il prossimo 31 luglio.

Scadenze da rispettare a parte, l’aspetto che sicuramente di più interessa agli assessori comunali, e ai cittadini, riguarda invece la destinazione da dare alle risorse che si deciderà di prelevare dal tesoretto. In questo caso, chi all’interno della giunta già pensava, dopo la vittoriosa sentenza, di fare un assalto alla diligenza si scontrerà con la legge. Che, proprio su questo punto, è stata peraltro modificata dal Parlamento con la recente approvazione della legge di Bilancio 2026. In particolare, per l’impiego del cosiddetto avanzo libero, la priorità per un Comune è rappresentata dalla copertura dei debiti fuori bilancio e poi a seguire, praticamente sullo stesso livello, la legge indica le spese per gli investimenti, quelle correnti ma non permanenti e, infine, l’estinzione anticipata di prestiti e mutui.

Dunque, dopo la copertura dei debiti fuori bilancio, con le risorse finanziarie che verrebbero prese dal ricco salvadanaio municipale potrebbero essere finanziati, ad esempio, dei lavori pubblici che interessano il patrimonio comunale (strade, scuole, marciapiedi) e altro ancora. E il resto? Tutto ruota intorno a quella formula “spese correnti non permanenti”. Che, per essere ancora più chiari, taglierebbero fuori da questa ripartizione i Servizi sociali, a meno che a Palazzo di Città non inventino (nel senso etimologico della parola: trovare) delle spese, dei bonus o altro, da sostenere solo nel corso del 2026. Nei prossimi giorni, se ne saprà qualcosa in più.

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