Cresce la violenza

A Taranto minori terribili: aumentano rapine, furti ed estorsioni

francesco casula

È un quadro agghiacciante quello tracciato dal procuratore generale Ludovico Vaccaro nella relazione presentata all'inaugurazione dell'anno giudiziario lo scorso 31 gennaio. Aumentano i reati e la brutalità: azioni compiute spesso senza motivi

Aumentano furti, rapine, estorsioni e truffe commesse dai minori della provincia di Taranto. Ma non solo. I ragazzi del territorio ionico sembrano sempre più propensi alla violenza. Anche e soprattutto sulle donne e sugli extra comunitari. È un quadro agghiacciante quello tracciato dal procuratore generale Ludovico Vaccaro nella relazione presentata all'inaugurazione dell'anno giudiziario lo scorso 31 gennaio: una fotografia scattata sulla situazione minorile nel territorio ionico grazie ai dati forniti dalla Procura dei minorenni guidata da Pina Montanaro, magistrato appena scelta dal Csm come nuovo procuratore di Brindisi.

«Nell’anno in esame – si legge nel documento - si è registrato un incremento delle notizie di reato riferite ai reati predatori (furti, rapine, estorsioni, truffe) e a quelli commessi con l’uso della violenza, fisica e verbale (quali minacce, lesioni volontarie, danneggiamenti e reati in materia di armi), condotte espressione di quella aggressività e violenza, spesso immotivata e/o riconducibile a futili motivi, sempre più diffusa e posta in essere da singoli minorenni o, più di frequente, da minorenni in gruppo». Per la magistratura, una delle cause è da ricercare nella «situazione economica del circondario di Taranto» che «continua ad essere caratterizzata da una profonda crisi e da rilevanti problematiche occupazionali, in gran parte riconducibili alle note vicende dell’ex Ilva. Tale situazione, che ormai si protrae da anni, si ripercuote sulla situazione sociale ed ha inevitabili ricadute sulle condizioni dei minori, il cui disagio si manifesta in maniera sempre più preoccupante. È noto, infatti, che, nelle aree caratterizzate da profonda crisi economica più alta aumenta la quota di famiglie a rischio esclusione sociale, con conseguenti situazioni di pregiudizio/disagio per i minori, molti dei quali sono spinti ad avvicinarsi all’illegalità ed al crimine organizzato assumendo delle condotte spesso caratterizzate da violenza e rabbia per tutto ciò che li circonda». Insomma la crisi dell'ex Ilva contribuisce a generare «ragazzi cattivi». E infatti, a quelli appena elencati si aggiungono anche «ripetuti episodi di bullismo» che stando alle denunce sono inevitabilmente commessi anche con l’utilizzo dei social network. E poi lesioni e molestie connotate anche dall’aggravante dall'odio razziale e soprattutto «caratterizzate dalla assoluta gratuità»: lo straniero, insomma, da combattere in quanto diverso. Senza dimenticare, purtroppo, questi episodi diventano poi trofei da condividere sulle piattaforme social per vantarsi con i coetanei.

Ma anche i rapporti con l'altro sesso sono particolarmente inquietanti. I reati che reintrano nel cosiddetto «Codice Rosso» sono passati dai 24 dello scorso anno a 33: donne e soggetti fragili, quindi, diventano sempre più spesso bersaglio dei giovanissimi. E se si riduce sensibilmente il numero di reati in materia di spaccio di stupefacenti da parte di minorenni, resta comunque preoccupante il coinvolgimento dei giovanissimi nell’attività di spaccio di stupefacenti svolta da gruppi e/o organizzazioni criminali dediti a tale attività delittuosa o comunque svolta sul territorio in maniera stabile e con disponibilità di quantitativi non trascurabili».

Un quadro che insomma non è migliorato rispetto a quello dell'anno precedente e che richiede interventi urgenti: la magistratura infatti non può prevenire. Per farlo servono altri strumenti che coinvolgono scuole, istituzioni e mondo dell'associazionismo. E anche chi è chiamato a decidere sul futuro economico del territorio: per povertà e violenza, com'è noto, vanno tristemente a braccetto.

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