giudicati con il rito abbreviato

Taranto, blitz antidroga «Leon»: il pm chiede 24 condanne

ALESSANDRA CANNETIELLO

Sotto accusa gli affiliati al gruppo Leone che spacciavano nel rione Salinella, «figure centrali intorno alle quali operava il traffico di stupefacenti»

È di 24 condanne e 3 assoluzioni la richiesta della Dda di Lecce per gli imputati, giudicati con il rito abbreviato, coinvolti nell’inchiesta «Leon» – che nel dicembre del 2024 portò all’arresto di 21 persone, 11 in carcere e 10 ai domiciliari – sull’esistenza di un’associazione dedita al traffico e allo spaccio di droga nel quartiere Salinella. Al termine della sua discussione dinanzi al gup di Lecce Tea Verderosa, il pm dell’Antimafia Milto De Nozza ha formulato le condanne più alte per i 12 imputati ritenuti parte attiva del gruppo criminale. La pena più elevata a 20 anni di carcere è per Vincenzo Leone e poi 16 anni per il fratello Cosimo e 12 anni per Giovanni Leone, padre dei due uomini. Mentre è di 14 anni la condanna avanzata per Pasquale Lupoli che avrebbe custodito parte della droga, Chiesti 12 anni inoltre per Marco Semeraro, Cosimo Carriero - quest’ultimo gli inquirenti si era incaricato di distribuire agli spacciatori la merce - Giovanni Marzulli e Davide Nigro, soprannominato “Maradona”, ripreso mentre si recava nell’abitazione di Vincenzo Leone e ritenuto il suo braccio destro oltre che spacciatore per conto del gruppo. È di 10 anni la pena avanzata per Anna Maria Quaranta (che secondo gli investigatori avrebbe rifornito la droga assieme a Marzulli). Valentina Petruzzella Scarcia, Veronica Giudetti, moglie di Cosimo Leone, e Teresa Malizia, compagna di Vincenzo Leone. Il pm De Nozza ha poi chiesto pene da un massimo di 6 anni a un minimo di 1 anno per gli altri 12 e infine l’assoluzione per 3 imputati. Per altri 11 che hanno scelto il rito ordinario il processo avrà inizio a febbraio dinanzi al collegio presieduto dal giudice Paolo Mandurino.

L’inchiesta, nata da una prima indagine della Procura tarantina, avrebbe consentito di individuare nella famiglia Leone «le figure centrali intorno alle quali operava il traffico di stupefacenti». Droga sotterrata, vedette e videocamere per monitorare l’arrivo delle forze dell’ordine e un’entrata fissa agli affiliati di circa 3mila euro al mese. Le investigazioni, durate un paio di anni, erano partite dal sequestro nell’abitazione di Giovanni Leone di un chilo di droga e denaro contante e avrebbero consentito di accertare che il gruppo avesse operato attraverso la costituzione di tre società fittizie per reinvestire i proventi delle attività illecite.

Nelle prossime udienze la parola passerà al collegio difensivo composto, tra gli altri, dagli avvocati Angelo Casa, Luigi Danucci, Marino Galeandro, Andrea Maggio, Salvatore Maggio, Pasquale Blasi, Alessandro Scapati e Andrea Silvestre. Poi il giudice si ritirerà in camera di consiglio per emettere il verdetto.

Privacy Policy Cookie Policy