Il siderurgico

Causa miliardaria ad ArcelorMittal, ecco tutti i motivi: «Il saccheggio di ex-Ilva con manager e consulenti»

francesco casula

La citazione depositata al Tribunale di Milano dai commissari

«Un proliferare di figure, non facenti parte dell’azienda, che hanno progressivamente esercitato in via di fatto prerogative gestorie». È uno dei passaggi contenuti nell’atto con cui i commissari straordinari di Acciaierie d’Italia in As hanno definito «la governace parallela» che, durante la gestione targata ArcelorMittal dell’ex Ilva di Taranto, avrebbero contributo a danneggiare la fabbrica per circa 7 miliardi di euro. Nella citazione depositata alla sezione specializzata in materia di impresa del Tribunale di Milano, i commissari e i loro legali hanno puntato il dito contro i manager che hanno guidato la società tra il 2018 e febbraio 2024: tra i nomi contenuti nel documenti, infatti, si leggono tra gli altri anche quelli di Matthieu Jehl, presidente del Cda di Adi dal 31 ottobre 2018 al 15 ottobre 2019, e di Lucia Morselli, che ha ricoperto la carica di presidente del Cda e poi di Amministratore Delegato di ADI da ottobre 2019 a febbraio 2024. Ma non solo. Quella che per i commissari è stata «una strategia unitaria, consapevole e protratta nel tempo» per saccheggiare la società che gestiva l’ex Ilva a favore della multinazionale dell’acciaio, è stata coordinata dai vertici, ma possibile grazie al supporto di una sorta di «governace parallela» di cui avrebbero fatto parte dirigenti di fiducia del Gruppo Mittal.

«Si tratta, in particolare, dei consulenti – si legge nel documento - che, quantomeno a partire dalla nomina della dott.ssa Morselli alla carica di Amministratore Delegato di AdI, hanno costantemente prestato la propria attività in favore della Società»: il riferimento è Sabina Zani, che secondo l’accusa «ha operato ben al di là dei limiti delineati nell’incarico di consulenza conferito, spingendosi addirittura ad impartire costantemente direttive alle strutture aziendali di AdI, ad assumere decisioni strategiche per conto della Società medesima ed a curarne i rapporti con terzi fornitori». Il secondo nome che spunta leggendo le 244 pagine del documento è l’avvocato Giuseppe Scassellati, partner dello studio legale di fiducia del Gruppo ArcelorMittal «che non si è limitato soltanto a svolgere la propria attività anche nei confronti di AdI (peraltro incorrendo in molteplici occasioni in situazioni di conflitto di interessi), ma ha assunto un ruolo ben più strategico, operando come vero e proprio trait d’union tra Amsa e l’Amministratore Delegato di AdI». A Scassellati, inoltre, viene addebitato di essere stato il tramite del Gruppo Amsa che «ha costantemente presidiato, influenzandone gli indirizzi e le decisioni, la gestione di AdI e ciò anche a seguito del deconsolidamento della Società dal Gruppo ArcelorMittal»...

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