Il caso

«Le vostre casse da morto stanno arrivando»: stalking ai vicini, 68enne «confinato» nel suo appartamento a Taranto

Alessandra Cannetiello

Atti persecutori e minacce durati anni nei confronti di una coppia e dei figli minori

Potrà restare nella propria abitazione, ma non dovrà mai tentare di comunicare in alcun modo con le sue “vittime”, rimanendo in casa negli orari stabiliti e con il divieto di allontanarsi dal Comune di Taranto, il 68enne tarantino accusato di stalking per aver reso un inferno la vita di un’intera famiglia - compresi i figli minorenni della coppia - suoi vicini di casa. Il giudice Mariano Robertiello ha infatti accolto l’istanza presentata dal difensore dell’indagato, l’avvocato Emanuele Catapano.

Inizialmente al 68enne era stato imposto, oltre al divieto di avvicinamento alle sue vittime, anche il divieto di dimora nel suo quartiere e in quelli limitrofi al condominio in cui i fatti si sarebbero verificati. Le indagini della Polizia di Stato coordinate dal pubblico ministero Raffaele Casto sono partite dalla denuncia dell’uomo della coppia, assistita dall’avvocato Giuseppe Leoni.

Stando a quanto raccontato dalle vittime, da due anni erano diventati il bersaglio del 68enne: dalle frasi offensive e diffamatorie scritte sulla bacheca condominiale e nelle aree comuni del palazzo, fino alle “scampanellate” a ogni ora del giorno e della notte alla loro porta di casa e persino alle minacce ai figli minorenni. All’origine degli attriti, poi sfociati in stalking, una vecchia questione condominiale mai risolta: il 68enne aveva infatti lamentato ingenti danni, mai risarciti, provocati da infiltrazioni d’acqua attribuibili ai proprietari dell’immobile sopra il proprio.

«Le vostre casse da morto sono già pronte e stanno arrivando»: è la frase che l’indagato avrebbe pronunciato al citofono nel febbraio di quest’anno quando la donna era sola in casa con uno dei suoi figli. Minacce di morte, appunto, che secondo quanto ricostruito ai poliziotti avevano visto protagonista, in un caso, la loro bimba di 7 anni: entrando nel vano ascensore accanto alla pulsantiera c’era il nome e la data di nascita della piccola e accanto il disegno di una croce funeraria. Diverse le segnalazioni fatte dai vicini che erano arrivati a installare uno spioncino elettronico alla porta di ingresso per monitorare quelle incursioni. Neanche questo accorgimento, però, avrebbe messo fine ai comportamenti dell’uomo che anzi, come si legge negli atti di indagine, era più volte passato per attivare quel sensore ed era stato immortalato mentre mimava gesti volgari e offensivi suonando insistentemente il campanello. Ma non è tutto. L’uomo avrebbe infatti diffuso attraverso i social informazioni personali reperite sul web nel tentativo di screditare la reputazione dei suoi vicini e per questo, in passato era stato condannato. Una vera e propria tortura che aveva spinto marito e moglie a vietare ai figli di rispondere al citofono e alla porta e ad accompagnarli per le scale e in ascensore per evitare che potessero imbattersi nel tarantino. Diversi gli episodi ricostruiti alle forze dell’ordine: come quello avvenuto nel giugno scorso quando l’indagato, vedendo il vicino con un tutore alla gamba e una stampella gli avrebbe detto «adesso vengo lì e ti rompo l’altra gamba» e poi aveva preso a calci la porta della loro abitazione. O ancora, quando aveva incrociato la figlia 14enne del vicino, le avrebbe augurato di cadere dalle scale.

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