Politica
Ma per le primarie è sbagliato pensare ai 14 milioni di No
Non sappiamo quali geometrie si potranno produrre in questo differenziato arcipelago. L’importante è il cammino
Come avviene nei momenti cruciali della nostra vita pubblica, questo giornale ha ospitato interventi di analisi rigorosa sull'esito del referendum sulla giustizia. In molti hanno tratto la conclusione che, avendo il popolo respinto per la terza volta lo stravolgimento della nostra Carta, ciò interrompe o rallenta un progetto di tipo autoritario. Accanto a questo si è dato rilievo al fatto che il voto ha registrato novità impreviste: l’incremento notevole della partecipazione, il voto del Sud e dei giovani.
Dando atto che i partiti del centro sinistra hanno fatto il loro e dato un contributo essenziale, come pure al massimo delle sue potenzialità ha fatto la Cgil, le prime interpretazioni del voto da parte dei vertici del centro sinistra sono state sbagliate e fuorvianti. Come pure la gara nominalistica delle primarie. Immaginare che 14 milioni di NO si trasferiscano nel voto politico è irrealistico. E non legge fenomeni inediti. Prima di tutto quello di cui è protagonista una parte grande delle nuove generazioni. Ovvero quel radicale cambio di paradigma sulle opzioni valoriali e sulle forme di partecipazione democratica .
Al voto è andata per la prima volta, o vi è tornata, “la generazione Gaza” . Quella che ha riempito le piazza in Italia, In Europa e nel mondo contro il genocidio dei palestinesi e, di recente, nelle giornate del “NO Kings” contro la follia della guerra di Usa e Israele contro l’Iran del pur odioso regime teocratico. La condanna di due autocrati che scatenano guerre coloniali ed egemoniche per il possesso di materie prime e vie commerciali non è indulgente silenzio sull’invasione russa dell’Ucraina ; ma postura che non si piega a un ordine “ occidentale “ dominato dalla logica della forza contro il diritto internazionale. E che come effetto ha appunto economia di guerra; scarsità e rincari nell’approvvigionamento energetico , nella catena alimentare , crisi industriali e disoccupazione
Anche nelle forme della partecipazione democratica il paradigma è radicalmente cambiato. Non passa attraverso i partiti, lontani dalla missione loro affidata dall’art 49 della Costituzione, ma da una combinazione virtuosa fra uso dei social e manifestazioni di milioni e milioni di giovani che in carne e ossa riempiono le piazze .
Qui è il passaggio di distinzione fra ruolo dei partiti e anima dei movimenti. Questi ultimi vanno rispettati nella loro piena autonomia e per esprimersi sulle varie opzioni dell’offerta politica dei partiti debbono potervi riconoscere scelte nette all’altezza del passaggio storico . Il banco di prova dei partiti parte dal “minimo sindacale “ di una legge che garantisca il diritto di voto agli studenti fuori sede al più ampio orizzonte di un nuovo ordine multipolare fondato sulla sovranità e sulla cooperazione dei popoli , alla giustizia climatica .
I giochi politicistici ,anche nel generico riferimento ai programmi , non riducono il fossato fra queste due soggettività . Per fare un esempio , si parla di lotta alle disuguaglianze ma non si tocca l’attuale regime fiscale italiano che garantisce al 2 % di ricchi il 50 % della ricchezza nazionale – cit. Staglianò . E non si modifica la strategia del riarmo nazionalistico europeo , bruciando risorse immani contro un nemico , la Russia , che deve essere costretto al negoziato con una Conferenza internazionale sulla sicurezza europea , non all’escalation .
E’ azzardato riconoscere queste opzioni nei movimenti giovanili e nel voto al referendum? Penso di no. In questo quadro possono avere un ruolo di cerniera i soggetti della cittadinanza attiva. Soggetti che negli ultimi lustri sono stati studiati da Giuseppe Cotturri e Giovanni Moro come reti solidali capaci di collegare agenda di vecchi e nuovi diritti alla sfera istituzionale ( che portarono alla modifica dell’Art .118 della Costituzione per “favorire l’autonoma iniziativa di singoli o associati come il terzo settore” ). E che di recente ha visto in Puglia nuove formazioni che chiamiamo di aggregazione civica. E che si mostrano affrancate dall’inseguire scadenze elettorali e candidature.
Di certo è molto interessante la proposta avanzata su questo giornale da Carlo Salvemini di una iniziativa di riflessione fra queste forze; per dare vita ad “un luogo di partecipazione dal basso di confronto e dialogo, capace di produrre idee, connessioni e proposte operative” del mondo progressista. Non sappiamo quali geometrie si potranno produrre in questo differenziato arcipelago. L’importante è il cammino. “ E Il cammino si fa andando ,insieme”.