la riflessione

Civismo oltre i partiti usato nelle urne ma è partecipazione

Cosimo Gravili

Negli ultimi anni il civismo ha progressivamente trovato sempre più spazio e forza nel panorama politico pugliese e non solo

Negli ultimi anni il civismo ha progressivamente trovato sempre più spazio e forza nel panorama politico pugliese e non solo.

Il civismo è stato, ed è tuttora, sinonimo di partecipazione: una risposta delle comunità locali al progressivo svuotamento della funzione dei partiti, sempre meno capaci di svolgere quel ruolo di raccordo tra società e istituzioni che la Costituzione assegna loro.

Il passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica ha segnato una trasformazione profonda dei partiti, divenuti progressivamente orfani di una chiara identità politico-culturale e di un effettivo legame con i gruppi sociali che sono chiamati a rappresentare.

Da qui la percezione diffusa che la partecipazione politica non trovasse più nel sistema dei partiti il suo naturale riferimento, orientandosi piuttosto verso forme di associazionismo civico ritenute più idonee a rappresentare le esigenze concrete della società nelle sedi di governo più prossime ai cittadini.

Dai piccoli borghi fino ai capoluoghi di provincia, il civismo ha trovato nel perimetro della città il suo principale terreno di sviluppo, dando forma a una nuova classe di amministratori locali, capace di misurarsi con responsabilità di governo e di guadagnare, sul campo, credibilità e consenso.

Le recenti elezioni regionali hanno mostrato con la forza dei numeri come il civismo abbia di fatto oramai oltrepassato i confini della città.

Il punto, allora, diventa capire quali condizioni possano consentire al civismo di consolidarsi come proposta politica capace di incidere con la stessa concretezza e credibilità anche ai livelli istituzionali più alti.

Due appaiono, a mio avviso, gli elementi decisivi: il modello organizzativo e la definizione di una chiara identità politico-valoriale. Anzitutto, il civismo deve preservare la propria cifra partecipativa. Ciò è possibile solo se i movimenti civici sviluppano la loro organizzazione interna secondo una logica sussidiaria e federale, capace di valorizzare l’autonomia e la vitalità delle assemblee locali, riservando ai livelli organizzativi superiori funzioni di coordinamento e di indirizzo politico generale.

Il secondo elemento riguarda la necessità di superare quel sincretismo ideologico che ha contraddistinto molte esperienze civiche degli ultimi anni. Senza una chiara collocazione politica, il rischio è che i movimenti civici si trasformino in mere macchine elettorali, asservite ai leader locali di turno.

È, a mio avviso, nell’area del centro-sinistra che il civismo può esprimere con maggiore efficacia una funzione trasformativa. Non basta, infatti, offrire agli amministratori civici più promettenti una collocazione episodica in competizioni regionali o nazionali: le dinamiche interne ai partiti tradizionali finiscono spesso per assorbire e talvolta soffocare quel patrimonio di esperienze, relazioni e radicamento territoriale che il civismo porta con sé.

Occorre piuttosto un salto di qualità: che i movimenti civici locali si riconoscano in un progetto politico nazionale chiaramente collocato nell’area del centro-sinistra, dove i leader sono al servizio della comunità politica di riferimento e non il contrario. Un vero partito nazionale, dotato di una struttura interna capace di preservare e favorire la partecipazione democratica dei territori nella definizione del proprio indirizzo politico generale.

Se il civismo continuerà a essere una risorsa utile per la società lo diranno, come sempre, il tempo e i cittadini. Tuttavia, una possibile traiettoria di rilancio appare già delineata: una dimensione nazionale capace di coordinare le esperienze territoriali, la costruzione di una classe dirigente fondata sul merito, il coinvolgimento reale degli amministratori nei processi decisionali e una partecipazione autenticamente dal basso rappresentano condizioni essenziali per generare nuovo entusiasmo e rafforzare la credibilità dell’impegno civico.

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