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Ma quali patrioti, l’autonomia va avanti con quattro regioni. E addio perequazioni per il Sud

Ci siamo, la guerra contro il Sud è dichiarata, le Regioni del Mezzogiorno e i meridionali rischiano d'essere travolti dall'egoismo spacca Italia del Lombardo Veneto

Autonomia differenziata, il Governo avvia l'iter per quattro Regioni. Sanità tra le materie sensibili. Ci siamo, la guerra contro il Sud è dichiarata, le Regioni del Mezzogiorno e i meridionali rischiano d'essere travolti dall'egoismo spacca Italia del Lombardo Veneto, avallato dalla premier Meloni e dalle Destre.

Nella raffica di decreti di un esecutivo che indossa l'elmetto contro la magistratura e il dissenso nel Paese, il Consiglio dei ministri ha dato via libera agli schemi preliminari di autonomia di Piemonte, Liguria, Lombardia e Veneto. Tra i contenuti, anche la delicatissima sanità e questo aggiunge preoccupazioni e divaricazioni con il resto dell'Italia. Infatti è prevista mano libera esclusiva nell'organizzazione assistenziale, con ricadute sul coordinamento della finanza pubblica. Di fatto, si tratta della totale regionalizzazione del sistema sanitario padano.

Sono pre-intese, per il riconoscimento di competenze aggiuntive alle Regioni nordiche richiedenti, che avviano con ogni evidenza l’istituzione dell’autonomia differenziata. Riguardano un primo nucleo di materie e configurano un trasferimento graduale di funzioni, ponendo come condizione il rispetto dei vincoli costituzionali e la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni (aggirabile, come sappiamo).

Il percorso prevede ora il parere in Conferenza unificata, entro sessanta giorni, prima di passare all’esame parlamentare e tornare in Consiglio dei ministri per le intese definitive.

Nell'offensiva di Lombardia, Veneto e regioni nordiche annesse, non si era mai arrivati a questa linea avanzata di pre attuazione. La trincea del pronunciamento della Corte Costituzionale si direbbe scavalcata, da un attacco a testa bassa all'esigenza di uniformità nel Paese dei diritti assistenziali fondamentali, posta come insuperabile dalla Consulta. Alla fine del 2024, con la sentenza n. 192 ha dichiarato la parziale illegittimità della legge 86/2024 sull'autonomia differenziata, bocciando sette punti chiave, compresa la devoluzione di materie e i criteri sui livelli di essenziali delle prestazioni (Lep).

Per i giudici costituzionali, il trasferimento di funzioni può avvenire solo «nel rispetto dell'unità nazionale, della solidarietà regionale e del ruolo del Parlamento». Un baluardo che ritenevano insuperabile, da difensori dell'unità nazionale e anti autonomisti della prima ora. Invece, al momento è stato violato. Del resto, Calderoli & C. avevano minacciato: «andremo avanti lo stesso».

Lo stanno facendo, contro il parere rilevante del direttore di Svimez, Luca Bianchi, che solo qualche giorno fa ha ricordato i paletti posti dalla Corte al regionalismo egoista. A suo avviso, non ci sono le condizioni per attuare il progetto leghista ed è un errore procedere con le pre intese. Andrebbe rilanciato invece un processo di perequazione infrastrutturale, perchè il Mezzogiorno è penalizzato dal nodo scorsoio della spesa storica regionale, che va superato.

In pochi, con la collaborazione della Gazzetta del Mezzogiorno, lo andiamo ripetendo da sempre, ultimi fanti giapponesi in armi in un'isola del Pacifico. Quelli invece vanno avanti con l'autonomia differenziata: come fanno a non vedere le vere urgenze del Paese? Una mareggiata, una pioggia insistita, del vento forte provocano danni enormi, è quello il fronte del Piave sul quale dovrebbe attestarsi l'Italia intera unita, altro che cincischiare con i sogni federalisti del Settentrione. Si metta mano ad un programma impegnativo, lungimirante, sostenuto da un grande investimento “salva Italia” e non “premia Nord”. Invece, continuano ad operare rimpiangendo l'antico Lombardo Veneto!

Su questo, penso che un Governo di “patrioti” dovrebbe fare una riflessione seria. Giorgia Meloni si svegli, ci dica se l'Italia deve marciare, compatta e forte, contro i veri problemi strutturali, naturali, secolari, oppure s'è consentito fare carta straccia di Costituzione e unità nazionale alle comunità locali che non si sentono solidali con il resto del Paese. Il loro sogno autonomista sarebbe un incubo che per Cavour, Garibaldi, i Mille.

Se i torrenti liguri e toscani alluvionano a valle, se il mare si solleva e ruba le spiagge venete e romagnole, se le coste si frantumano in Calabria, Sicilia, a Torre a Mare, a Melendugno, c'è bisogno di affrontare l'erosione, non di spaccare l'Italia. Quando vedi che interi paesi crollano, Niscemi, dopo una pioggia insistente, non si può pensare ai capricci delle Regioni ricche che vogliono essere ancora più ricche. Sono altri e lo consociamo bene, i problemi sui quali gli italiani devono essere chiamati ad una mobilitazioni collettiva e totale.

Poi è evidente che questa fuga in avanti delle quattro belle statuine con i conti fiorenti, metterà sempre più in difficoltà il sistema sanitario italiano, che già sconta grandi differenze. Cerchiamo piuttosto di arrivare ad una crescita omogenea, ad un riequilibrio generale della qualità. Ci sono eccellenze anche anche nel sistema sanitario meridionale, derelitto dalle avare rimesse nazionali. Prendiamo ad esempio la Puglia delle ultime settimane, con il generoso impegno della nuova Amministrazione regionale Decaro per l'abbattimento delle liste d'attesa. Medici e personale si prodigano: chirurgia della cataratta anche di domenica nel Policlinico di Bari, sessanta interventi no stop. Oculistica attiva dalle 8 alle 20.

Vuol dire che quando c'è un impegno serio, anche il Sud performa, ma invece di sostenere le Regioni come la nostra che vogliono elevare la sanità, le scelte del Governo nazionale si perdono dietro le farneticazioni della Lega di Bosssi ed oggi di Salvini.

L'Italia ha bisogno di crescere unita. In provincia di Brindisi e nel Salento sta nascendo la medicina solidale, medici in pensione visitano gratis, distribuiscono farmaci a chi ha bisogno. Assistere senza soldi ma con il cuore, questo è agire per il bene collettivo. Il contrario dell'egoismo.

In sede di Conferenza unificata, Decaro, con l'impegno dei presidenti delle regioni, a cominciare dal Mezzogiorno potrà far valere le ragioni del Sud in un confronto forte con il Governo razionale, per stoppare l'autonomia "differerenziaItalia".

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