punti di vista

I «numeri» di Liviano valgono mille parole

giuse alemanno

Non è sicura l’origine dell’espressione “Sta dando i numeri” per indicare chi, indifferente alla realtà, racconti fantasie. Probabilmente deriva dalla antica inaffidabilità di colui che, millantando virtù divinatorie, divulgava per interesse i numeri del lotto prima dell’estrazione.

Il presidente del consiglio comunale di Taranto – Gianni Liviano – ha aperto l’ultima assise con un intervento pieno di numeri sulla grave esposizione debitoria del Comune. Ma non c’era nulla di stravagante in ciò che ha detto, anzi. I numeri elencati dal presidente Liviano hanno raccontato la storia recente di Taranto in modo efficace, meglio di quanto potrebbero le parole. Robert Anson Heinlein sosteneva che ciò che non può essere espresso in cifre, non è scienza: è opinione. Il presidente Liviano l’altro giorno ha parcheggiato il calore delle sue opinioni, preferendo il gelo dei numeri. E quelli che ha dato sono stati terribili. Numeri capestro, che inchiodano Taranto fin quasi all’inagibilità amministrativa. Se a questo si aggiunge la sempiterna crisi dell’ex Ilva, la recentissima consultazione elettorale e le immancabili fibrillazioni interne all’agire politico, si capisce perché in poco più di quattro mesi dal suo insediamento ancora sono in penombra i miglioramenti attesi dalla amministrazione alla guida della città, miglioramenti che Taranto aspetta e merita. I numeri snocciolati dal presidente Liviano possono essere variamente interpretati, è vero, ma contestati no. Sono la causa delle negatività con cui i tarantini convivono quotidianamente e l’effetto di tante allergie al buon senso amministrativo che si sono spalmate e stratificate negli anni. L’effetto finale è il disagio provocato dalla progressiva visibilità di ciò che non funziona, di chi è rimasto indietro, di chi non ce la fa; una percezione del malessere pubblico esasperata dall’approssimarsi del periodo natalizio. I rimedi sono due: restare sordi e ciechi di fronte alle criticità palesi e agire come se non ci fossero; oppure affrontarle e - magari! - risolverle, anche se questo dovesse costare qualche luminaria in meno. È una decisione ad esclusivo appannaggio di chi guida la città.

Per le vie del centro, presto, risuoneranno i canti natalizi. Mi piacerebbe fosse aggiunta una vecchia canzone di Gianni Morandi, quella che dà i numeri e che fa: «Uno, non tradirli mai, han fede in te/ Due, non li deludere, credono in te/ Tre, non farli piangere, vivono in te/ Quattro, non li abbandonare, ti mancheranno…». Si intitola Un mondo d’amore: ciò che serve davvero per Taranto.

Privacy Policy Cookie Policy