Ironia, gioco, scherzo, allusioni usate ad arte per uscire dalla gabbia del passato e dalla retorica. Si chiama Ultradizione ed è la mostra in esposizione al Tam, Tower Art Museum di Matera, il museo che ora esiste, con cui il trio dall’identità nascosta Canemorto, Momo, muralista astrattista statunitense, Ultravioletto, studio di motion design romano, StudioAntani, studio creativo materano e Dottor Pira, graphic designer, mettono in discussione, attraverso un approccio multidisciplinare, la narrazione della città portandola fuori dal recinto del mainstream.
Con coraggio e visione, l’esposizione, con le sue divertenti e interattive installazioni artistiche, sfida con umorismo e sguardo intelligente la definizione di tradizione incastonata nel contesto locale, sempre più scorciatoia per conservatori e nostalgici e che pervade un luogo ormai dominato dal turismo indifferente, perennemente appoggiato alle retoriche del passato. Con gli occhi della Generazione Y, i fondatori del Tam, già popolari per la simpatica docuserie irriverente sul vlog «Volevo solo aprire un museo», in cui raccontano delle rocambolesche e imbarazzanti vicissitudini burocratiche, rispondono con estro e creatività alla domanda di futuro per liberarsi del macigno del passato, falso o vero, che musealizza la città tributandone il suo declino.
Nel colophon di Ultradizione si legge: «Il passato e una presunta “tradizione” prendono la forma dell’unico riferimento contemporaneo, al solo fine di vendere esperienze più “autentiche”, dimenticando completamente il ruolo dei soggetti agenti nel presente. Come ben dicono, infatti, «le città si evolvono. Crescono, si sviluppano, spesso aumentano di dimensioni, talvolta si spopolano ma non sono mai ferme. Le città sempre uguali a sé stesse esistono solo nei cataloghi dei sogni dell’industria del turismo di massa».
In un luogo che fa resistenza al cambiamento, alle innovazioni sociali e culturali, in cui l’Open Future sperimentato nell’anno da Capitale si è già trasformato in tempo antico, restituendo oggi solo i palcoscenici del grande spettacolo dell’intrattenimento di massa, visitare il Tam, Museo Premiato anche dalla Fondazione Italia Patria della Bellezza, oggi significa allenare i neuroni e sorridere con curiosità e sorpresa, abilitandoci a riscoprire il passato in chiave contemporanea e ironica. D’altronde non poteva che essere così, perché il Tam è il ribaltamento di Mat, cioè il capovolgimento della concezione della città che vuole andare oltre la retorica della vergogna e di un passato che appartiene solo come habitus alle nuove generazioni. In fondo, un luogo nato anche grazie al traino e all’ottimismo dell’indimenticabile Tonio Acito, architetto materano con le radici tra i Sassi e i rami nell’altrove, non può che generare futuro. Lunga vita al Tam, il museo che ora esiste.














