LA MANIFESTAZIONE

Vinitaly, tra vino e ristorazione un business miliardario: la Puglia scommette sull’export

mimmo mazza

Nuovi mercati per battere la crisi. L' assessore Paolicelli: «Stiamo investendo per rendere le nostre produzioni sempre più competitive e di qualità»

Dodici miliardi di euro: è il valore dei consumi di vino in ristoranti, trattorie, pizzerie e wine bar, con una quota sullo scontrino medio di oltre il 21%. Un fattore - quello del vino nella ristorazione - che contribuisce in modo significativo ai 59,3 miliardi di euro di valore aggiunto del settore nonostante l’ultimo anno sia stato segnato da una contrazione della spesa ma anche dei volumi consumati. In tale quadro, i trend nella ristorazione sembrano rispecchiare l’andamento del mercato, con i rossi e i vini più corposi in difficoltà, mentre reggono i bianchi freschi e gli spumanti. I dati sono contenuti nell’indagine realizzata, in collaborazione con Vinitaly, dal nuovo Osservatorio Fipe-Uiv “Vino & Ristorazione”, il primo in Italia interamente dedicato al rapporto horeca-vino.

Secondo i risultati della ricerca, condotta su un campione rappresentativo di 500 imprese tra ristoranti-trattorie, ristoranti-pizzerie, pizzerie, cocktail bar ed enoteche con servizio, il vino mantiene un peso rilevante sul fatturato della ristorazione, attestandosi mediamente oltre il 21%, con un’incidenza che supera il 30% per il 22% degli intervistati. Un impatto fondamentale, registra l’Osservatorio, che si rileva anche nell’ormai acquisita presenza della carta dei vini, utilizzata da 3 ristoranti su 4 ma anche dalla metà delle pizzerie-ristoranti (4,1 milioni le voci totali in carta). Qui il vino rappresenta un pilastro dell’offerta – gestita in larghissima parte direttamente dal titolare come strumento di posizionamento e di racconto del territorio – che tuttavia viene rinnovata meno di una volta l’anno nel 54% dei casi. Questo scarso ricambio, stando ai dati raccolti, si inserisce in un contesto di scarsa formazione in materia enologica dei ristoratori: in un terzo dei locali non si registrano forme di aggiornamento (quota che sale al 61% nelle pizzerie e al 50% nei cocktail bar), e la metà di chi si forma lo fa attraverso il passa parola con agenti o distributori.

Numeri, quelli della ristorazione, ai quali guarda con grande attenzione la Puglia, desiderosa di consolidare la propria strategia di internazionalizzazione alla 58^ edizione del Vinitaly, puntando con decisione sull’export come leva di crescita per le imprese vitivinicole. La presenza in fiera, con 103 aziende e i principali consorzi, sostenuti dalla Regione insieme a Unioncamere Puglia, conferma il ruolo centrale del comparto nel sistema economico regionale e la volontà di accompagnare le imprese sui mercati globali.

Malgrado qualche spazio vuoto o meno pieno che in passato, Vinitaly si conferma non solo una vetrina di prestigio, ma anche un’occasione concreta per creare relazioni e opportunità di business. In questa direzione, la Regione ha promosso un intenso programma di incontri business to business, favorendo il dialogo diretto tra produttori e operatori internazionali. Ieri sono stati registrati numeri significativi: 25 buyer coinvolti, 77 aziende partecipanti agli incontri, 160 meeting B2B già realizzati e 211 interazioni digitali. A salutare i buyer anche il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro: «Al Vinitaly portiamo la forza e la qualità della Puglia vitivinicola: in questi giorni mettiamo in relazione i produttori pugliesi con oltre 70 buyer provenienti da tutto il mondo, dalla Cina al Giappone, da Taiwan all’Argentina e al Brasile, mercati sempre più strategici, oggi ancor di più alla luce delle nuove prospettive legate all’accordo Mercosur. È così che continuiamo a far conoscere i nostri vini, che negli ultimi anni hanno contribuito in modo decisivo alla crescita economica della regione e al rafforzamento della sua visibilità e attrattività internazionale». Secondo l’assessore regionale all’Agricoltura e sviluppo, Francesco Paolicelli «il vitivinicolo è uno dei settori strategici della nostra economia e la Regione Puglia lo sostiene con politiche mirate che favoriscono innovazione e internazionalizzazione. La sfida che vogliamo cogliere oggi è consolidare la presenza sui mercati esteri e aprirci con maggiore decisione a nuove destinazioni come Brasile, Argentina e India, anche grazie al supporto dell’Agenzia ICE. Parallelamente, stiamo investendo per rendere le nostre produzioni sempre più competitive e di qualità. Solo negli ultimi programmi abbiamo attivato risorse importanti: oltre 19 milioni di euro per il rinnovo dei vigneti con centinaia di aziende coinvolte, più di 15 milioni per il nuovo bando in apertura e ulteriori fondi già in erogazione per le annualità precedenti. Abbiamo inoltre rafforzato le misure per la promozione nei Paesi terzi, con oltre 7 milioni di euro destinati a sostenere la presenza delle imprese sui mercati internazionali, tra fiere, campagne e attività di comunicazione. È un impegno concreto per accompagnare il settore verso una crescita sempre più solida e orientata all’export».

«Il rapporto diretto e personale - dice alla Gazzetta Doni Coppi dell’omonima cantina nota in tutto il mondo per il Primitivo Doc di Gioia del Colle, nella foto con la sorella Lisia - non può essere cancellato dai social. Certo, forse la formula delle fiere andrebbe ripensato ma Verona è ancora un appuntamento imprescindibile anche per una azienda come la nostra che viene al Vinitaly da ben prima che ci fosse il padiglione della Regione Puglia».

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