L'intervista

Di Sciascio: «La sfida è tenere insieme imprese, innovazione e lavoro»

michele de feudis

L’assessore regionale ha delega allo sviluppo industriale e alla gestione delle vertenze occupazionali. «I dossier più spinosi? A Taranto e Brindisi»

Eugenio Di Sciascio, in giunta ha la delega allo sviluppo industriale e alla gestione delle vertenze occupazionali. Come sono collegati i due dossier nell’azione di assessore?

«Le deleghe al Lavoro e allo Sviluppo economico non solo sono compatibili, ma si integrano profondamente. Non può esserci sviluppo senza lavoro di qualità, così come non può esserci lavoro stabile e tutelato senza un sistema economico dinamico. Il mio impegno è quello di tenere insieme queste dimensioni: sostenere le imprese, innovazione e consolidamento, e allo stesso tempo garantire che la crescita si traduca in occupazione».

Quale la vertenza più spinosa che ha affrontato in questa prima fase?

«Tutte le vertenze lo sono, perché toccano da vicino temi delicati che hanno a che fare con la vita delle persone e i loro diritti, come il lavoro, la dignità dei lavoratori e delle loro famiglie e che riguardano le imprese che sono un motore di sviluppo e crescita. I due territori più colpiti sono forse Taranto e Brindisi: il primo caratterizzato non solo dalla gestione della crisi Ilva e del suo indotto ma anche da una serie di vertenze meno note ma non meno rilevanti; il secondo nel pieno della transizione energetica con le aziende del petrolchimico quali Eni Versalis, Euroapi e Lyondelbasell. Poi c’è l’ Ac Boilers che sembrava aver trovato una soluzione con una interlocuzione finalizzata all’acquisizione, gestita dal Mimit ma poi naufragata e per la quale sarò a Roma la prossima settimana al tavolo convocato dal ministero».

Il caso Natuzzi?

«La Regione sta lavorando su più livelli, mettendo in campo una sinergia istituzionale e territoriale che tiene insieme tutela dell’occupazione, rilancio industriale e strumenti di sostegno al reddito. Il confronto riattivato insieme alla Task Force guidata da Leo Caroli sta consentendo di rimettere al centro il dialogo tra azienda e sindacati. L’azienda ha illustrato un piano di investimenti su innovazione, ricerca e formazione e ha anche ridotto da due ad uno gli stabilimenti di cui ipotizza la chiusura. Altro risultato: la sospensione della revoca del piano di ricollocazione aziendale e l’apertura al ricorso agli incentivi all’esodo, su base volontaria. Sono importanti primi passi che ci fanno ben sperare».

Il dossier Ilva tra acciaieria e indotto: a che punto siamo?

«La Regione continua a presidiare ogni fase della vertenza. Il nostro obiettivo è sostenere non solo l’azienda principale, ma soprattutto l’indotto dove ci sono imprese che hanno mantenuto attiva la produzione e l’occupazione nell’area tarantina. Vorrei ricordare i due recenti importanti provvedimenti approvati da poco a sostegno dei lavoratori che vivono situazioni di crisi aziendale o di riorganizzazione produttiva, con un occhio particolare agli addetti dell’area dell’ex indotto Ilva che si trovano in condizioni di fragilità occupazionale: abbiamo finanziando la formazione dei lavoratori in Cassa e la mobilità in deroga».

Ci sono lavoratori del siderurgico fuori produzione da anni: è possibile valutare un impiego nelle bonifiche del sito?

«Parliamo di lavoratori che detengono un bagaglio di competenze importanti. L’ipotesi di un loro coinvolgimento nelle attività di bonifica del sito è certamente una strada che va valutata con attenzione, in raccordo con Governo, commissari e soggetti attuatori. Le bonifiche rappresentano non solo un’esigenza ambientale non più rinviabile, ma anche un’opportunità occupazionale concreta. Naturalmente servono percorsi chiari: verifiche sulle mansioni, eventuali aggiornamenti formativi, garanzie contrattuali e coperture adeguate».

Sullo sviluppo quali i settori dove brilla l’innovazione pugliese?

«Qui l’innovazione si concentra in filiere strategiche come meccatronica, biomedicale, IT, agroalimentare avanzato e manifattura sostenibile. L’aerospazio è una delle sfide più ambiziose: abbiamo un distretto riconosciuto a livello nazionale, investimenti in ricerca, collaborazioni con università e grandi player industriali, programmi su space economy, droni e materiali innovativi».

Quanto conta la sinergia con gli atenei del territorio?

Non esistono innovazione, crescita e competitività senza ricerca e formazione di eccellenza. Le nostre università e centri di ricerca sono un patrimonio fondamentale».

Il governatore ha più volte rimarcato di voler sostenere le piccole e medie imprese...

«In Puglia le Pmi rappresentano l’ossatura del nostro sistema produttivo, generano occupazione diffusa, innovazione e coesione sociale. Sostenere le Pmi significa intervenire su più livelli: facilitare l’accesso al credito, semplificare le procedure, incentivare innovazione e digitalizzazione, accompagnare i processi di aggregazione e internazionalizzazione. C’è poi una ragione sociale oltre che economica: le piccole medie imprese garantiscono occupazione stabile e radicamento. Investire su di loro vuol dire rafforzare la resilienza del nostro sistema economico di fronte alle crisi globali».

Dal ruolo di rettore a vicesindaco ad un assessorato di peso alla Regione: come sta vivendo questo cambiamento?

«All’inizio con sorpresa, ma poi come ho sempre fatto quando ho ricevuto un incarico: grato per la stima, consapevole della responsabilità affidatami e impegnato a lavorare».

Privacy Policy Cookie Policy