Il caso

Ferrovie Sud-Est, il salvataggio torna alla Corte di giustizia. Ma sul servizio deciderà la Regione

massimiliano scagliarini

I giudici europei dovranno stabilire le modalità di attuazione della sentenza sugli aiuti di Stato. Nel frattempo andrà avanti il piano di risanamento: il nodo della nuova società

Il futuro di Ferrovie Sud-Est passa (ancora una volta) da Lussemburgo. Dopo aver qualificato come aiuto di Stato il primo salvataggio della principale ferrovia concessa italiana, dovrà essere la Corte di giustizia europea a stabilire se la restituzione di quegli aiuti possa o meno avvenire attraverso il nuovo piano di salvataggio già approvato dal Tribunale di Bari.

L’ordinanza con cui il Consiglio di Stato (quinta sezione, presidente Caringella, estensore Rovelli) ha sospeso il giudizio di ottemperanza attivato da Arriva, Ferrotramviaria e Cotrap (che avevano impugnato il trasferimento di Fse dal ministero delle Infrastrutture al gruppo Fs) non sospende il nuovo piano di salvataggio, innescato proprio dalla sentenza con cui (agosto 2024) i giudici di Palazzo Spada avevano ritenuto illegittimo sia il trasferimento sia il contributo di 70 milioni che il governo Renzi aveva concesso nel 2016 per eliminare lo squilibro patrimoniale di Sud-Est. Il risultato, appunto, è che senza quei 70 milioni (e senza le anticipazioni di Fs) Fse si è ritrovata con un patrimonio netto negativo per 123 milioni di euro. Il gruppo Fs ha quindi attivato un piano di ristrutturazione che prevede il pagamento di tutti i debiti commerciali e, a soddisfazione del proprio credito di 93 milioni, il trasferimento del ramo di impresa di Fse che contiene le concessioni di servizio pubblico.

Le tre ricorrenti hanno sostenuto che per dare esecuzione alla sentenza di agosto 2024 è necessario revocare il trasferimento di Sud-Est al gruppo Fs (da qui il ricorso per ottemperanza)...

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