l'intervista

Gigia Bucci: «L’astensionismo? Un colpo alla democrazia»

mimmo mazza

La segretaria Cgil Puglia invita governatore e partiti a riflettere. «Abbiamo bisogno sempre più di buona politica, quella che appassiona, non di eterni tatticismi elettorali»

«Credo che il presidente Decaro sia ben consapevole che solo dando risposte ai bisogni delle persone, a partire dalla qualità del lavoro e dalle tutele sociali, si possa ricostruire un rapporto di fiducia tra istituzioni e cittadini, tra politica ed elettori. Perché il fenomeno oramai strutturale dell’astensionismo non può non allarmare ogni sincero democratico: procedendo con questa tendenza sempre più si assegnerà la sovranità alle decisioni di pochi, favorendo i detentori di pacchetti di voti nonché logiche clientelari». Si dice preoccupata dall’esito del voto delle regionali Gigia Bucci: per la segretaria della Cgil pugliese «abbiamo bisogno sempre più di buona politica, quella che appassiona, non di eterni tatticismi elettorali».

Segretaria, intanto il giudizio dei pugliesi è stato netto, questo carica di ancor più responsabilità il neopresidente rispetto a emergenze e criticità che vive la nostra regione?

«La popolarità di Antonio Decaro l’avevamo misurata già alle elezioni europee. Era un esito probabilmente scontato, e questo forse non ha fatto bene alla campagna elettorale in termini di parole d’ordine chiare e nette. Qualsiasi politico dirà che lavorerà per ridurre le liste d’attesa in sanità, o per creare buona occupazione. Bisogna capire con quali azioni e strumenti. La Cgil pugliese ha lavorato e una piattaforma che entra nel merito di alcune questioni: dall’utilizzo dei finanziamenti per le imprese al salario minimo e agli appalti. È evidente che chi ha votato, in modo così netto, per l’ex sindaco di Bari riconosce in lui la figura di amministratore capace. Resta che quelli che hanno votato sono davvero pochi, c’è una democrazia della minoranza dal governo nazionale a quello dei territori.

Nel dibattito post elettorale tutti enunciano il problema dell’astensionismo, che tuttavia viene subito dopo accantonato quando si entra nella fase di trattative per la formazione della giunta o nella stagione di governo.

«E questo è un errore che soprattutto l’area progressista e democratica non può permettersi. Quel dato strutturale e calante di partecipazione noi crediamo sia un campanello d’allarme per la democrazia. C’è una diserzione delle urne consapevole, di chi avverte come distante e inefficace, se non addirittura ostile, la politica. In questo scenario di sofferenza si inseriscono disegni di riforma delle destre, come il premierato, che immaginano come soluzione la verticalizzazione del potere, riducendo ancor più il senso e il ruolo della rappresentanza».

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