giustizia
Referendum, la denuncia di D'Attis (FI) dopo lo stop alla riforma: «Gli avvocati impegnati per il Sì temono ripercussioni»
Il parlamentare brindisino: «Accettiamo l'esito del voto ma nessuno paghi il prezzo delle posizioni portate avanti»
«Noi accettiamo con rammarico, ma anche con serenità la volontà dei cittadini e ci auguriamo che, in un Paese democratico come il nostro, nessuno paghi il prezzo delle posizioni e delle idee che legittimamente ha portato avanti. Mi auguro, in particolare, che il post referendum sia gestito con equilibrio non solo nel rapporto tra politica e magistratura, ma soprattutto all’interno del sistema giustizia: tanti avvocati che hanno partecipato attivamente alla campagna per il Sì, sono molto preoccupati per eventuali ripercussioni». Lo dichiara in una nota il deputato e segretario regionale per la Puglia di Forza Italia, Mauro D’Attis.
«Un clima di timore che affonda le radici anche nell’aggressività verbale con cui alcuni magistrati hanno irrorato il dibattito. E questo non è possibile: nessuno deve aver paura di difendere le proprie idee civilmente. L’auspicio, dunque - conclude - è che questi timori non trovino riscontri e che ci sia il pieno rispetto delle libertà e dei diritti di tutti».
«Il profilo che abbiamo è tecnico, è stato ed è tecnico. Non ci interessa la politica. Non crediamo che ci saranno ripercussioni, perché nell’aula penale si confrontano professionisti di livello che hanno come riferimento il codice e l’applicazione del codice. Certo, la legge, il codice e la giurisprudenza si possono interpretare, ma non credo affatto che un magistrato possa pregiudicare i diritti di qualcuno solo perché ha sostenuto il sì. Il livello di professionalità lo ritengo superiore alla media in tutti i protagonisti del processo». Lo dichiara il vicepresidente della Camera penale di Bari, l’avvocato Filippo Castellaneta, tra i sostenitori del 'sì' al referendum costituzionale, commentando le dichiarazioni del deputato e segretario regionale per la Puglia di Forza Italia Mauro D’Attis sul timore di ripercussioni sugli avvocati che hanno sostenuto il 'sì'.