Domenica 02 Ottobre 2022 | 12:55

In Puglia e Basilicata

L'intervista

«La legge sul bonus gas genera molte difficoltà»

Bollette, che salasso! Annaspano le famiglie

Ignazio Petrone (Pd), già amministratore di Sel, sul caro energia

14 Settembre 2022

Massimo Brancati

Era scomparso dai radar della politica. Ma in realtà ha sempre continuato a farla restando iscritto al partito e collaborando con la locale sezione del Pd. Ignazio Petrone è candidato al Senato all’uninominale per il Partito democratico. Una lunga esperienza alle spalle da amministratore a vari livelli istituzionali: sindaco della sua Pignola, presidente della Comunità montana, assessore provinciale, amministratore unico della Società Energetica Lucana (Sel), con una parentesi di due mesi da consigliere regionale. Un background- condito dall’impegno specifico sullo sviluppo turistico dei borghi (ha contribuito al lancio del parco della Grancia e del Volo dell’Angelo) - sul quale Letta e Speranza hanno deciso di investire chiedendogli di tornare in campo.

Petrone, pensava mai di doversi candidare dopo questi anni fuori dalla scena politica?

«Francamente no. Da quando ho lasciato il ruolo di amministratore unico di Sel non mi sono più occupato di ruoli amministrativi e politici e mi sono dedicato al mio lavoro: mi occupo per l’ufficio legale dell’Agenzia delle Entrate di crisi di impresa. I vertici nazionali del partito hanno ritenuto che fossi un nome spendibile sul territorio anche perché rappresenterei un po’ il riscatto di una generazione politica da proporre all’elettorato».

L’hanno subito convinta?

«Diciamo che l’idea di fondo è quella in cui ho sempre creduto. Chi va in parlamento molto spesso ha un distacco dal Paese reale perché non ha mai fatto l’amministratore locale, non conosce i problemi del territorio. Su questo fronte ho maturato anni di esperienza. Ad ogni modo, devo dire che appena è circolato il mio nome tra le ipotesi di candidatura ho ricevuto tante chiamate di sindaci che mi hanno chiesto di accettare, sottolineando che si sentono rappresentati da me».

Lei è stato amministratore unico di Sel. Il tema dell’energia in queste settimane è di grande attualità. Cosa ne pensa della legge regionale sul bonus gas?

«È una normativa che andava fatta da tempo in quanto il costo dell’energia è da sempre fortemente impattante su famiglie e imprese».

Sì, ma ora qual è il suo giudizio? Giusta, sbagliata, rivedibile?

«È di difficile realizzazione. Il procedimento per attuare la legge, infatti, non è stato definito».

Alla Regione assicurano che si farà il possibile per far partire l’agevolazione all’inizio dell’autunno...

«Non credo proprio. Il primo ottobre parte il cosiddetto «anno termico» e sono certo che arriveranno le bollette senza sconto. Il gas non sarà distribuito ai lucani ma sarà venduto da Eni in borsa sui mercati internazionali. Così come ha fatto Total».

Perché Total? Quando?

«Quando ero amministratore Sel stipulai l’accordo con Total per Tempa Rossa per la cessione di circa 40-50 milioni di metri cubi di gas da mettere a disposizione degli enti pubblici, ma anche delle famiglie a basso reddito, abbattendo così la bolletta. Tutto, però, è rimasto sulla carta».

In che senso?

«L’accordo risale al 6 febbraio 2020. Già da allora la Regione poteva ritirare la quota pattuita di gas e utilizzarla per alleggerire i costi. E dico di più: questo gas non è mai stato ritirato nel 2020, nel 2021 e nel 2022».

Che fine hanno fatto quei 50 milioni di metri cubi?

«La Total, come dicevo, li ha venduti in borsa versando il ricavato nel mare magnum delle royalties. Uno scenario che si potrebbe ripetere con l’Eni, con cui giochiamo una partita molto più grande».

Perché? Parliamo di maggiori quantitativi di gas?

«Certamente. Con i suoi sei pozzi la Total estrae circa 150 milioni di metri cubi di gas di cui 80-90 destinati all’autoconsumo del centro oli, la restante parte da dare alla Regione. Ma sono dati minimi rispetto all’orbita Eni che, lo ricordo, estrae 1 miliardo e 400 milioni di metri cubi di gas all’anno. In pratica il gas di Total è il 10 per cento di quello dell’Eni. Nella relazione che lasciai a Sel dissi che bisognava contrattare con Eni la cessione di 350 milioni di metri cubi che uniti ai 50 della Total ci avrebbe portati ad avere 400 milioni di metri cubi. Avremmo in pratica coperto tutto il consumo annuo di gas in Basilicata. E non mi riferisco solo alle famiglie».

Vale a dire?

«Gli enti pubblici consumano all’anno 25 milioni di metri cubi di gas, le famiglie 130, le piccole e medie imprese 80, la grande industria 140 e 25 milioni di metri cubi vengono consumati per l’alimentazione delle centrali termoelettriche. Fate il calcolo. Arrivamo a quei 400 milioni di metri cubi di gas».

Poi l’accordo con Eni è stato fatto...

«Sì, ma doveva essere stipulato nel 2020 e invece è stato siglato solo quest’anno. Il problema è che l’hanno fatto per 160 milioni di metri cubi all’anno invece dei 350 che suggerivo io. Con la quota della Total si arriva ai 200 milioni citati in riferimento alla legge regionale sul bonus gas. Si poteva ottenere molto di più, coprendo l’intero fabbisogno».

La quota prevista consentirà comunque di dare il gas gratis a tutti i lucani...

«Innanzitutto la bolletta non sarà gratis, occorrerà pagare i vari oneri e, quindi, lo sconto sarebbe al massimo del 40-50 per cento. Siamo d’accordo alle agevolazioni per le famiglie, ci mancherebbe, ma la Regione ha creato un modello iniquo perché prevede lo sconto per tutte le famiglie in maniera lineare, a prescindere dal reddito. Invece noi pensiamo all’azzeramento della bolletta per le famiglie a basso reddito e poi via via scaglioni di sconto in base all’Isee».

È una delle maggiori critiche all’impostazione della legge. L’altra è legata alla mancanza di riferimenti alle aziende. La Regione dice che avrebbe sconfinato negli aiuti di Stato prestando il fianco ad un’impugnativa dell’Europa...

«Dimentica che per il Covid e per la guerra l’Ue ha dato la possibilità di derogare agli aiuti di Stato, come, per esempio, ha fatto il Friuli. La verità è che così stanno facendo un grave danno alle imprese, molte delle quali non riusciranno a reggere i costi energetici con il rischio di creare un’emorragia di posti di lavoro. Altro che bolletta alleggerita. Senza un’occupazione le famiglie non riusciranno a pagare neppure i costi fissi, semmai si riuscirà a portare a compimento la normativa sul bonus gas».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725