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Musicamanovella, SestoMantra, Gianni Basilio: i lucani che completano il cast del Capodanno Rai

il leader dei Musicamanovella con Arisa (foto Tony Vece)

«Il Capodanno di Rai 1? Magari lo facciamo direttamente a Pignola». Ripetono scherzando i Musicamanovella, la band potentina, proprio di Pignola, il paese di Arisa, chiamati per la seconda volta sul palcoscenico di Potenza per l’Anno che verrà. Sono loro i protagonisti dell’appuntamento della Gazzetta «Aspettando il 2020»: Rocco Spagnoletta, voce e leader del gruppo, Dario Vista, basso, i fratelli Antonio (fisarmonica) e Mimmo Gruosso (tastiere), Renato Pezzano (chitarra) e Antonello Ruggiero (batteria). E il direttore di orchestra, il Maestro Rocco Azzarino, un ragazzo speciale, senza il quale la band non si muove: «rappresenta «la più bella compagnia: balla canta e si scatena».

Dopo Arisa, da Pignola emergono nuovi talenti nel campo della musica?
«È un paese molto dinamico, che si distingue per la sua vivacità. La festa della Madonna di Pignola aveva sempre un calendario di artisti molto importanti. Un respiro culturale che ha espresso artisti come Arisa e, con le dovute eccezioni anche Rocco Spagnoletta e la sua band. Con Arisa, siamo amici di infanzia, cantavamo nello stesso gruppo folk, Vineolae con il quale abbiamo girato il mondo da bambini, confrontandoci con pubblici che non capivano nulla di quello che dicevamo, ma battevano le mani».

I Musicamanovella sono proprio così, abituati a non prendersi mai sul serio. “Una band nata per gioco o per sbaglio” ai tempi dell’università a Roma. Spagnoletta, laurea in Economia e Commercio, Vista, laurea in Biotecnologia, nutrizionista. Poi il ritorno a Pignola.
«Si suonava nel garage, tanto per fare un po’ di musica. Senza saper suonare avevamo successo di pubblico, figuriamoci se impariamo a suonare, ci siamo detti. Doveva essere un hobby, un passatempo, poi abbiamo cominciato a crederci. Suonavamo nei locali, la gente veniva e ci pagavano. Mai come un lavoro, però. Poi abbiamo cominciato a esibirci nelle piazze lucane e non».

Musicamanovella, perché?
«Nel 2000 uscì l’album “Canzoni a manovella” di Vinicio Capossela. Organizzammo un concerto e suonammo con lui. Vinicio che ci spronò a fare un progetto nostro. Lo chiamammo “Musicamanovella”. Ancora oggi non sappiamo come si scrive, se attaccato e staccato ed è rimasto così».

Poi è arrivato il primo Capodanno Rai 1 a Potenza.
«Prima c’era stato il Concertone del primo maggio a Roma, Madrid,il Festival delle culture mediterranee ad Algeri dove eravamo la band che rappresentava l’Italia. Poi è arrivato il Capodanno Rai. Ogni evento è un tassello, non abbiamo mai avuto una scala su cui inserirne uno piuttosto che un altro. Viviamo in tutta tranquillità la nuova vita musicale post Capodanno».

Per i Musicamanovella quindi è un ritorno dopo aver saltato Matera e Maratea?
«Erano praticamente obbligati a chiamarci. Quest’anno festeggiamo i dieci anni dall’uscita nel 2010 del nostro primo disco “L’amore è cieco, ci vede poco”. Nel 2020 faremo un remastering di questo disco e la canzone che è stata sempre il nostro successo “Lo scorpione ubriaco”».

Come è stata la prima esperienza sul palco del Capodanno?
«Giocavamo in casa, piazza Prefettura è il nostro campo di battaglia, l’abbiamo visto solo come una scenografia diversa. Il momento più bello è stato il brindisi della mezzanotte. Non sapevamo come muoverci nel backstage, poi c’è stato tutto un fermento, hanno spinto sul palco tutti gli artisti e noi eravamo in prima fila durante il conto alla rovescia con Amadeus e Teo Teocoli. Abbiamo stappato le bottiglie di spumante. Poi abbiamo atteso il nostro turno per esibirci dopo la mezzanotte. Siamo stati gli ultimi, ma il calore del pubblico potentino e una piazza amica ci aspettavano. Con Renzo Arbore abbiamo condiviso il finale dell’esperienza del Capodanno. Per un anno abbiamo collaborato con la sua agenzia».

E il Capodanno che verrà?

«Ci divertiremo tanto, la piazza gremita,il nostro pubblico e la musica live: è il nostro giocattolo».

Ma voi chi avreste voluto sul palco?
«Ci piace il cast scelto: sono la storia della nostra musica, siamo davanti a un evento nazional popolare. Poi c’è Riccardo Fogli, avremmo voluto gli altri Pooh, anche Facchinetti padre, siamo tutti dei loro fan. In particolare, Renato Pezzano, che sul brano Storie di tutti i giorni ha iniziato a suonare la chitarra, anche se allora ancora non ne possedeva una. Era una chitarra virtuale (il righello lungo un metro) e mimava Riccardo Fogli a scuola con i compagni. Poi Albano e Romina che cantano Felicità , un caposaldo della musica, il primo pezzo elettronico e l’idolo Orietta Berti. Amadeus si può definire in una sola parola: “questo è proprio bravo”».

Andiamo al Cenone di Capodanno, come deve essere?
«A base di pesce e con i prodotti dolciari locali, lasciare stare gli ultimi biscotti ripieni che non si trovano in commercio, meglio i panzerotti della nonna. panettoni tradizionali e un panzerotti della nonna, ne abbiamo una fabbrica in casa, e il panettone tradizionale. Poi tutti in piazza sotto il palco a ballare».

Qual è il segreto dei Musicamanovella?
«Siamo bravi! Non ci prendiamo sul serio e ci vogliamo molto bene. Il segreto è di non avere quali velleità e aspirazioni».

SESTOMANTRA E GIANNI BASILIO COMPLETANO IL CAST - Avrà sicuramente «il gusto del gelato» il Capodanno dei SestoMantra, l’altra band potentina che salirà sul palco di piazza Mario Pagano. La Gazzetta ha incontrato la band nata da un’idea del producer cantante/chitarrista Chris Lapolla e del tastierista Antonio «Zean» Zaccagnino. Con loro si esibirà dal vivo il batterista Andrea Pergola. Frutto dell’evoluzione del gruppo dei BybloBeat, in cui Lapolla e Zaccagnino sperimentavano un crossover tra musica elettronica e rock, dopo un singolo e alcune cover su Youtube, la band ha cambiato. Due anni di sperimentazioni e lavoro e un nuovo progetto che ha conservato un lato elettronico ma si è arricchito di echi punk e synth pop/indie.

SestoMantra perché?
«Fare la musica che vogliamo e con questa band faremo grandi cose. Questo è il nostro Mantra. Poi ci abbiamo messo Sesto davanti perché suonava bene».

Ed è arrivato il primo singolo «Il gusto del gelato». Perché questo titolo?
«Nella variazione del brano si dice che cambiano tante cose, la politica e anche il gusto del gelato. Una metafora del cambiamento che il pubblico ha apprezzato. Lo abbiamo presentato sul palco di «Musica senza etichetta» aprendo il concerto di Franco126, c’erano più di tremila persone. È pronto un nuovo singolo».

E ora il Capodanno di Rai1?
«“Siete dei nostri”, ci hanno detto dalla Rai. È davvero una cosa spettacolare far parte del cast de “L’Anno che verrà”.Ci hanno scelto per il nostro genere moderno, fresco, frizzante, accattivante».

Se non ci fosse stato l’invito della Rai, come avreste passato la serata?
«Non a suonare. Avremmo cenato con gli amici, non sarebbe mancata la pasta allo scoglio, ma ne facciamo volentieri a meno! Poi in piazza per lo show».

Per Chris (Cristiano) Lapolla si avvera un sogno?
«A 15 anni cantavo già per passione, poi ho iniziato a suonare la chitarra, iI primo gruppo, i concerti, i passaggi radio, l’esibizione a Miami e i premi»

Ma sul palco di Capodanno salirà anche Gianni Basilio, cantautore e chitarrista pop/rock, classe 1992, di Oppido Lucano, accompagnato da Antonio Lancellotti, al basso, Luigi Gabriele De Rosa, alla batteria, Rocco Pio Calabrese, alle tastiere, Michele Parrella alla chitarra, e Vittorio Velucci, al sax.
Nel 2017, Basilio intraprende la carriera da solista e si iscrive al Cet di Mogol diplomandosi nei corsi per “autori” e “interpreti”. Nel 2018 vince il “Road to the Main Stage” contest della Firestone e Radio Italia, con “Cartagine”. Ed è sul palco di Radio Italia Live in Piazza Duomo a Milano, davanti a oltre 23.000 persone. Poi all’Home festival di Treviso.

Perché è chiamato il rocker buono?
«Perché non ho nulla dello sterotipo della rock star, anche se due giorni fa ho presentato il singolo “Senza Regole”. Ma è un bluff perché non si parla di una vita spericolata, ma di un amore che va oltre i confini. Il mio idolo è Bruce Springsteen»

Quando è arrivato l’invito di Rai 1?
«Mi ha chiamato la produzione la mattina di Natale dicendomi che ero nel cast. Proprio un regalo di Natale. Si può immaginare la gioia che si è aggiunta alla felicità per la presentazione del mio primo disco che a Capodanno sarà su tutte le piattaforme digitali».

Un Capodanno da non dimenticare?
«In diretta Rai. È incredibile andare in mondovisione per un ragazzo di provincia che racconta la sua terra, l’amore. Che emozione: la mia musica potrà arrivare in soli tre minuti in tutto il mondo».

La prima persona a cui l’ha detto?
«Mio padre. Ci siamo abbracciati. Mia nonna, mia madre, nessuno ci credeva».

Come avrebbe trascorso, invece, la notte di San Silvestro?
«Capodanno è un po’ come Pasquetta che fino all’ultimo nessuno sa dove si va. A Roma o a Oppido, invece, verrò a Potenza, ma sempre con i miei amici e la mia band».

Rinuncerai al cenone?
«Ma non al prosecco, per questo nessun problema. C’è il brindisi sul palco». 

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