BAGHDAD - «Vogliono creare confusione, per alzare il prezzo del riscatto, ammesso che ne stiano chiedendo uno: è questo il giudizio degli investigatori sull'ultimo comunicato in cui i presunti rapitori dell'inviata del Manifesto Giuliana Sgrena, firmatisi questa volta con la nuova sigla 'Brigate dei Mujahiddin in Iraq', hanno annunciato di aver «giustiziato» l' inviata del Manifesto.
Un annuncio totalmente ignorato oggi dalla stampa irachena, che ha invece riferito ampiamente del precedente comunicato con cui un'altra delle sigle con cui si sono firmati i supposti rapitori della giornalista italiana, l'Organizzazione della Jihad, ne aveva preannunciato lunedì sera il rilascio «entro i prossimi, pochi giorni». Rapimenti come quello della Sgrena - ha intanto ribadito stamani all'ANSA un autorevole esponente del Consiglio degli Ulema, sheikh Abdul Salam al Kubaisi - «distorcono e diffamano la resistenza del popolo iracheno all'occupazione americana».
Anche il religioso sunnita, in passato coinvolto nelle trattative per il rilascio di altri ostaggi italiani, ha del tutto ignorato l'annuncio dell'uccisione dell'inviata del Manifesto e ha ricordato che il 19 gennaio scorso il Consiglio degli Ulema si era ufficialmente pronunciato «contro tali azioni, affermando che non devono esserci rapimenti ai danni di giornalisti». «Ma molti gruppi dall'identità sconosciuta, alcuni dei quali non di natura politica, forse allo scopo di ottenere il pagamento di riscatti, hanno cominciato a compiere sequestri, sostenendo di farlo come parte della resistenza, il cui nome in realtà diffamano e distorcono», ha aggiunto sheikh Kubaisi.
La stessa opinione è condivisa dal portavoce del ministero degli interni del governo provvisorio iracheno, Sabah Kadum, che stamani ha a sua volta dichiarato all'ANSA: «Questi gruppi non hanno una chiara ideologia, che considera ogni straniero un infedele che dovrebbe essere ucciso».
Riferendosi all'ultimo comunicato sull'asserita uccisione della Sgrena, Kadum ha poi aggiunto: «Non prendiamo in considerazione comunicati del genere, li diffondono allo scopo di spaventare coloro che sono preoccupati per la salvezza della giornalista rapita. Vogliono creare confusione».
« Purtroppo - ha tuttavia ammesso - Internet ci crea dei problemi. Chiunque disponga di un collegamento può diffondere tali comunicati per confondere la gente, ma anche per alzare il prezzo del riscatto, se stanno chiedendo un riscatto».
Quanto agli sviluppi delle indagini, e alle voci dell' individuazione (già da alcuni giorni) del nascondiglio in cui i rapitori terrebbero prigioniera la giornalista italiana, Kadum non ha voluto fornire alcuna indicazione. «Tre ufficiali superiori sono stati assegnati a seguire il caso, ma non possiamo rilasciare alcuna informazioni che potrebbe mettere in pericolo l'ostaggio», ha seccamente affermato.
Anche sugli interrogatori dell'autista e dell'interprete iracheni dell'inviata del Manifesto, il portavoce del ministero degli interni iracheno è rimasto abbottonato. «Disponiamo di tutti i dettagli, perchè erano con lei quando il rapimento ha avuto luogo, ma non intendiamo riferirli adesso, perchè il caso è ancora aperto», si è limitato a rispondere.
Kadum si è ugualmente rifiutato di dire se gli investigatori dispongano di indizi che consentano di identificare i rapitori della giornalista italiana. «Mi spiace, ma non posso rilasciare alcuna dichiarazione al riguardo», ha detto.
Ottimismo dalle pagine del Manifesto
«Qualcuno ha detto di avere visto Giuliana, tanto da poter aggiungere che sta bene: l'ha vista due volte». Il quotidiano «il manifesto» riporta oggi questa voce in un articolo pubblicato in terza pagina, firmato da Alessandro Mantovani.
L'apertura del quotidiano di via Tomacelli ha un titolo improntato all'ottimismo: «Ci vediamo». Si legge in prima pagina: «E' stata vista più volte, sta bene». I sequestratori di Giuliana Sgrena aprono un canale di comunicazione, mentre via internet arrivano messaggi inattendibili che ne annunciano l'esecuzione. La Rice a Roma: coordiniamo le iniziative con il governo italiano. Intanto va in onda sulle tv arabe l'appello del manifesto: «Questa è la più assurda delle guerre e farà un bagno di sangue».
Sempre in prima pagina, l'inviato in Iraq Stefano Chiarini sottolinea che a Baghdad «tutti i giornali hanno titolato in prima Liberatela» e «tutta la società civile è impegnata a trasmettere questo messaggio».
Mercoledì 09 Febbraio 2005, 00:00
02 Ottobre 2025, 19:03
















