L'altra faccia del conflitto

Mazzata per l’export lucano: prime disdette a causa della guerra

Donato Mastrangelo

Ordini «congelati» per un salottificio di Matera dopo il buon riscontro alla fiera internazionale di Kiev

Matera - La guerra in Ucraina e i riflessi in casa nostra. Ego Italiano, tra le aziende leader del distretto del mobile imbottito, una settantina di dipendenti con stabilimento nell'area industriale di Jesce e significativi segmenti di mercato all'estero, dal 3 al 6 febbraio aveva partecipato con successo a Kiev ad Interior Mebel, la Fiera Internazionale dell'arredamento e del design.

Una presenza nella capitale lambita dal fiume Dnepr che aveva portato in dote non soltanto l'interesse dei visitatori ma soprattutto importanti ordinativi. L'invasione della Russia ordinata dal presidente della Russia Putin, con il pretesto di difendere le repubbliche di Donetsk e di Lugansk, rischia però di vanificare l'esperienza di numerose aziende del salotto che hanno partecipato all'evento espositivo.


«L'ipotesi che pervengano delle disdette rispetto agli ordini già effettuati - dichiara Max Dipalma, export manager dell'azienda di Jesce - non è affatto da escludere. Quanto meno ci aspettiamo che la richiesta di spedizioni venga al momento congelata».
I venti di guerra erano già stati percepiti dalle aziende italiane prima dell'avvio della fiera. «Da Kiev però giungevano notizie piuttosto rassicuranti rispetto alla preoccupazione da noi rappresentata in riferimento alle notizie che vedevamo in televisione o leggevamo sui giornali. Qualche giorno prima della partenza, tuttavia, ci siamo confrontati anche con altre imprese e, pur avendo già in mano biglietti aereo, visto e tampone effettuato abbiamo deciso di non partire per Kiev. Lo stand è stato in ogni caso allestito al completo con la presenza di nostri partner del luogo».


È stata la situazione di completa incertezza ad indurre i manager dei salottifici ad orientarsi verso questa decisione. «Dinanzi ad una possibile escalation del conflitto, come del resto è accaduto il timore era quello di rimanere bloccati in Ucraina, anche una eventuale positività al Covid ci avrebbe costretto a stare in isolamento per diversi giorni».
Il target della clientela ucraina è medio ma particolarmente attento al Made in Italy. C'è quindi una nicchia di mercato di quel Paese che si identifica con il design e il lusso delle creazioni italiane. La fiera ha avuto la presenza di tantissimi visitatori e i dati di vendita sono stati buoni, tanto che stavamo predisponendo già le prime forniture ai negozianti di Kiev. Certo considerato gli scenari geopolitici internazionali ci muoviamo sempre con cautela, lavorando sempre con pagamenti in anticipo. Con questa situazione ci sarà da capire se i compratori che hanno fatto gli ordini li confermeranno effettuando gli anticipi. Sicuramente adesso siamo in una situazione di attesa seguendo l’evoluzione del conflitto.


Resta l'amarezza per le nostre aziende che coraggiosamente si erano impegnate ad essere presenti in questa parte all’ appuntamento fieristico che si è tenuto a Kiev - sottolinea Dipalma - la nostra prima preoccupazione riguarda la popolazione ucraina ed i nostri partner commerciali. Infatti abbiamo telefonato loro per accertarci che stessero bene dopo l’attacco di questa notte (ieri, ndr)». «Purtroppo - dichiara Piero Stano, presidente di Ego Italiano - non ci aspettavamo questo epilogo in Ucraina. Peraltro come numerose aziende del nostro settore veniamo già dalle difficoltà della pandemia a causa della quale abbiamo avuto una brusca battuta d’arresto sui mercati asiatici, con particolare riferimento a Cina, Singapore e Corea del Sud».

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