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L'ex presidente

«Trepuzzi, macchè veleni
solo chiacchere di paese»

Dura replica dopo l'esposto in procura alla luce delle segnalazioni di dipendenti. «I fatti, se veri, risalgono a prima del 2003»

«Trepuzzi, macchè velenisolo chiacchere di paese»

FRANCESCO OLIVA

TREPUZZI -  «Chiacchiere di paese messe in giro da un manipolo di lavoratori che stazionano tutto il giorno in piazza». L’ex presidente dell’Omfesa, Ennio De Leo, bolla così le accuse su un presunto interramento di rifiuti nel recinto dell’azienda di Trepuzzi fallita da tre anni. L’inchiesta è stata appena avviata. Il procuratore aggiunto Elsa Valeria Mignone ha aperto un fascicolo d’indagine e ha affidato ai carabinieri del Noe una delega d’indagine. Gli accertamenti sono scattati sulla scorta di una segnalazione depositata nei giorni scorsi in Procura dal sindaco Giuseppe Taurino. Il primo cittadino si è fatto portavoce di alcune voci sempre più insistenti in paese su un possibile interramento di rifiuti nell’azienda circolate tra alcuni ex operai.

«La Magistratura fa bene a voler approfondire la vicenda - precisa De Leo - ma io mi sento tranquillo. Se qualcuno ha pensato di interrare rifiuti lo ha fatto prima del 2003. Dopo no». Spiega De Leo: «L’azienda è in funzione dal 1957 e quando ho acquisito la gestione dell’azienda ho trovato un piazzale di 1500 metri quadrati pieno di rifiuti speciali che sono stati smaltiti».
L’ex presidente snocciola numeri e interventi: «Dal marzo 2003 abbiamo compiuto interventi massicci per smaltire i rifiuti. Sono stati investiti centinaia di migliaia di euro e soprattutto sono state eseguite verifiche dei carabineri del Noe, dello Spesal e dell’Asl. Nel 2007 abbiamo creato un’area di stoccaggio fatta a regola d’arte verificata dal Noe. Ho subìto anche un procedimento penale per smaltimento di rifiuti dal quale sono stato assolto per non aver commesso il fatto». «Subito dopo - prosegue - la Procura eseguì una rivisitazione dell’azienda con un consulente tecnico che non rilevò anomalie».

De Leo rincara la dose e usa parole dure: «Questi operai sono gli stessi che hanno fatto fallire l’azienda. Non lavoravano quando erano regolarmente assunti e non lavorano neppure adesso. Gozzovigliano in piazza a perdere tempo. Gli altri operai lavoravano prima e continuano a farlo anche ora e non avrebbero neppure il tempo di chiacchierare». L’ipotesi, adombra De Leo, è che dietro le accuse raccolte dal sindaco e smistate agli inquirenti possa esserci un’azione mirata contro di lui, già finito in passato nel mirino di ignoti attentatori con un incendio della sua abitazione e dell’auto. Ne fa riferimento egli stesso. «Mi bruciarono casa e mi fu detto che probabilmente erano stati operai dell’Omfesa - dice - Ecco perché ritengo che si tratti di chiacchiere messe in giro da un gruppetto di ex lavoratori prive di alcun riscontro».

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