l’urgenza
Lecce, due darsene nel caos: il Comune corre ai ripari, c'è l'ipotesi affidamento diretto
Le darsene di San Cataldo e Frigole sono diventate una trappola. Si punta ad accelerare le operazioni di dragaggio, ma incombono i contenziosi
Le darsene di San Cataldo e Frigole sono diventate una trappola. Non una metafora, ma una fotografia concreta di quanto sta accadendo nelle marine leccesi, dove la combinazione tra maltempo, mareggiate ripetute e accumuli massicci di posidonia ha trasformato i piccoli porti in bacini quasi impraticabili.
In alcuni punti la profondità dell’acqua si sarebbe ridotta fino a 30 centimetri, rendendo impossibile l’uscita delle imbarcazioni e mettendo in ginocchio un’intera filiera, tra diportisti e pescatori. E domani, a Palazzo Carafa, si tornerà a discutere di questa emergenza che, con l’estate alle porte, diventa ancora più critica.
La situazione più delicata è quella della Darsena di San Cataldo, dove il problema non è solo ambientale ma anche giuridico ed economico. Qui, infatti, esiste un rapporto concessorio formale con i diportisti, un impegno preciso a garantire servizi e condizioni minime di navigabilità che oggi risultano del tutto compromessi. Non a caso la società concessionaria, Salento Navigando, ha già annunciato la rinuncia alla concessione con effetto dal 30 aprile 2026, dopo mesi di segnalazioni rimaste senza risposta risolutiva.
Una decisione che apre scenari pesanti per Palazzo Carafa. Perché se da un lato la società ha già restituito o si appresta a restituire le somme agli utenti danneggiati, dall’altro potrebbe rivalersi sull’amministrazione comunale chiedendo il risarcimento dei danni.
Una prospettiva tutt’altro che remota, considerando che già 34 diportisti su circa 80 posti assegnati hanno avviato richieste di indennizzo, mentre molti altri avevano rinunciato in precedenza al posto barca proprio per l’inagibilità della struttura.
Diverso ma altrettanto critico il quadro a Frigole, dove il porticciolo è utilizzato soprattutto da pescatori. Qui non ci sono contratti di ormeggio paragonabili a quelli di San Cataldo, ma il blocco delle attività incide direttamente sul lavoro di circa venti famiglie. Le barche restano ferme, impantanate tra le alghe, e uscire in mare è diventato un rischio oltre che un’impresa.
A sollevare di nuovo il caso è stato anche il presidente della Commissione controllo XI, Antonio Rotundo, che ha parlato di «ritardi intollerabili» chiedendo interventi immediati per il dragaggio del canale di Frigole. Le risorse, ha ricordato, sono già state stanziate con una variazione di bilancio approvata dal Consiglio comunale il 27 marzo, ma i tempi delle procedure rischiano di essere incompatibili con l’urgenza della situazione.
Intanto l’amministrazione guidata da Adriana Poli Bortone prova a correre ai ripari. Sul tavolo ci sono nuove soluzioni tecniche e amministrative, tra cui la richiesta di autorizzazioni per accelerare i dragaggi e la possibilità di spostare direttamente al largo la posidonia senza le attuali lungaggini burocratiche imposte dalle norme ambientali nel trattamento di un’alga ritenuta fondamentale per l’ecosistema marino ma anche per contrastare l’eorsione costiera. Si valuta anche un affidamento diretto per sbloccare rapidamente la situazione e sostituire il gestore che ha rinunciato all’affidamento.
Ma il tempo stringe. Le barche restano intrappolate, la stagione estiva si avvicina e il rischio è quello di un doppio danno: economico, per le attività legate al mare, e d’immagine, per un territorio che punta proprio sulle sue marine. Nel frattempo, la questione approderà, domani mattina, in Commissione XI, convocata da Rotundo per affrontare un’emergenza non più rinviabile e che rischia di trasformarsi in un contenzioso pesante per le casse comunali.