È stato una colonna del Lecce, Max Tonetto, dal 2000/2001 al 2003/2004. Tre stagioni in A (95 presenze e 2 reti segnate) ed una in B (36 gare disputate), con l’immediato ritorno in massima serie, più 3 match giocati in Coppa Italia. Ha concluso la sua carriera nella Roma, dal 2006/2007 al 2009/2010, militando in A anche con Empoli, Bologna e Sampdoria. Triestino di nascita, è diventato romano d’adozione e da anni segue da vicino la compagine capitolina. Da doppio ex e da osservatore che ha commentato come opinionista le vicende legate alla Roma, collaborando con diverse radio locali, ha i tutti “numeri” necessari per analizzare la prossima sfida tra il complesso guidato da Giampiero Gasperini e quello diretto da Eusebio Di Francesco.
«Mi piace molto lo “spirito” che dimostrano le squadre allenate dal trainer pescarese, nonostante negli ultimi anni non avessero certo mezzi di prima fascia - sostiene Tonetto - Di Francesco è retrocesso sia sulla panchina del Frosinone che su quella del Venezia, ma avrebbe meritato di più per quanto espresso in campo. Pur avendo guidato formazioni costruite per lottare per la permanenza, ha sempre attuato un calcio propositivo, cercando di ottimizzare le caratteristiche della rosa messagli a disposizione, facendo crescere i singoli, di pari passo con il collettivo. È quanto sta facendo anche con il Lecce, che ha una identità ben precisa, cresciuta di settimana in settimana. A Napoli, per 45’, i salentini hanno sfoderato una grandissima prestazione, ma purtroppo sono calati nella ripresa, dopo essersi fatti sorprendere appena tornati in campo. In serie A occorre continuità nell’arco dei 90’ ed è così a maggior ragione nelle partite contro le big, come quella con i partenopei e come la prossima contro la Roma. Svilar e compagni avranno l’obbligo di imporsi per non rischiare di uscire anzitempo da quella corsa per la conquista di un posto in Champions nella quale sono in lizza, ma non più in posizione privilegiata come qualche tempo fa».
Tonetto ipotizza il tema tattico dell’incontro: «I team diretti da Gasperini pressano alto sin dai primissimi minuti e giocano uomo contro uomo in tutte le zone del campo. Sanno essere asfissianti, ma fatalmente capita che offrano in taluni casi il fianco ad azioni in contropiede o in verticale. Nella Roma, probabilmente il tecnico di Grugliasco non ha ancora tutti i “tasselli” giusti per il calcio che ama proporre, ma ha disputato una grande prima parte di stagione, puntando molto sulla solidità difensiva, pur in assenza di un attaccante con le doti da lui predilette. Paradossalmente, dopo l’arrivo dell’olandese Malen, che ha fatto subito benissimo, a perdere qualche colpo è stata la retroguardia. Inoltre, ha dovuto fare i conti con diverse defezioni di rilievo. Così sono arrivate alcune sconfitte inattese, che hanno complicato la bagarre per approdare in Champions e che hanno determinato qualche critica. La piazza è molto esigente, pronta ad esaltarsi quando le cose vanno bene, ma anche a fibrillare in presenza di passi falsi che rischiano di allontanare i traguardi che tutti sognano. Nella capitale le radio locali “martellano” sette giorni su sette sul calcio». L’ex difensore indica i due possibili uomini-chiave della contesa: «Non ho dubbi. Malen per i padroni di casa e Banda per gli ospiti. Fatte le debite proporzioni, sono entrambi in grado di incidere sull’esito finale della gara».
La Roma affronterà il Lecce dopo avare giocato il derby di Europa League con il Bologna: «I capitolini hanno speso tanto sia sul piano fisico che su quello mentale. Per i salentini questo potrebbe essere un vantaggio non da poco». A +3 su quel terz’ultimo posto che va evitato per restare in A, il Lecce è in linea con le ambizioni di salvezza, ma l’obiettivo è ancora lontano e tutto da raggiungere: «Ci sarà da tribolare sino in fondo. Da ex, spero proprio che Falcone e compagni riescano a conservare la categoria, ma il cammino è lungo e servono punti. Il club è virtuoso. Ha una politica ben precisa. Ai miei tempi, proprio come in questo momento, l’uomo-mercato era Corvino, abilissimo a scovare talenti da fare sbocciare, per poi rivenderli a peso d’oro, garantendo importanti plusvalenze necessarie la gestione della società. Per la piazza, però, sarebbe bello se arrivasse la permanenza e poi si riuscisse ad alzare l’asticella, che non significa puntare all’Europa, ma vivere stagioni meno complicate».














