Le dichiarazioni

Mantovano a Lecce: «Il “No” al Referendum non sia contro il governo Meloni»

Il sottosegretario: le correnti non saranno più scudo per le negligenze dei giudici

«Con la riforma della giustizia, i magistrati non saranno controllati dalla politica e non saranno più le correnti a garantire coperture per negligenze o inadempienze». Lo ha dichiarato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Alfredo Mantovano, a margine di un incontro organizzato a Lecce dal Comitato SÌ Riforma in vista del referendum costituzionale sulla riforma della giustizia.

Mantovano ha sottolineato che i motivi del sì sono legati alla volontà di sottrarre l’amministrazione della giustizia ai condizionamenti delle correnti e a garantire avanzamenti di carriera basati esclusivamente sul merito. «La corte disciplinare – ha spiegato – avrà un quinto di rappresentanti eletti dal Parlamento al posto del terzo attuale e il sorteggio sarà uno strumento per nominare presidenti di tribunale e procuratori senza legami correntizi o ideologici».

Il sottosegretario ha inoltre chiarito che, in caso di vittoria del sì al referendum, sarà avviato un confronto immediato con magistrati, avvocati e accademici per definire la legge attuativa della riforma, essenziale per tradurre nella pratica i principi costituzionali modificati. «Sarà un percorso di condivisione – ha ribadito – e questi giorni che mancano al voto devono servire a concentrarsi sul merito della riforma, senza strumentalizzazioni politiche».

Mantovano ha anche invitato a mantenere la serenità sul dibattito pubblico. «Forse l’unico effetto positivo della tragedia iniziata sabato scorso nel Golfo è ridimensionare i toni apocalittici con cui si è parlato della riforma della giustizia – ha detto – I guai globali derivano da armi nucleari, missili e terrorismo, non dalla separazione delle carriere».

L’appello del sottosegretario è quindi a un confronto concreto e informato sul referendum, previsto tra quindici giorni, mettendo al centro i contenuti della riforma e non le strategie politiche esterne al tema.

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