l'inchiesta

Povertà e lingotti all’ombra di Lecce: viaggio nel famigerato Campo Sosta Panareo

Fabiana Pacella

La temporaneità iniziale dell’insediamento, mutata in stabilità, ha creato un contesto isolato che ha favorito fenomeni di devianza. In questo contesto l’area è diventata anche terreno fertile per tensioni sociali, fatti di cronaca e violenza

Il viaggio tra luci e ombre del Campo Sosta Panareo, alla periferia di Lecce, continua (la I puntata è stata pubblicata domenica; ndr). La temporaneità iniziale dell’insediamento, mutata in stabilità, ha creato un contesto isolato che ha favorito fenomeni di devianza. In questo contesto l’area è diventata anche terreno fertile per tensioni sociali, fatti di cronaca e violenza, parco auto a cielo aperto di mezzi di grossa cilindrata («no riprende auto»; ndr) che non fanno il paio con redditi modesti o nulli. Sul solco del “segui i soldi” di falconiana memoria, l’incrocio di dati economico-finanziari tra ciò che viene dichiarato e mezzi, ori e preziosi visibili a occhio nudo è una traccia da seguire. Per capire. Il filo rosso che collega questa realtà all’attualità criminale è presto ordito: se il campo è diventato un “pozzo senza fondo” agli occhi degli investigatori, non è dovuto alla comunità in sé, ma a una combinazione di fattori storici, sociali e logistici che hanno trasformato la marginalità in vulnerabilità.

Un veloce ripasso tra le colonne in cronaca.

L’episodio più violento, a memoria, risale al 2014: omicidio di Fatmir Makovich, residente nel campo. La vittima fu raggiunta da almeno dieci colpi di pistola in un bar di Trepuzzi. Furono esplosi sedici proiettili da una Crvena Zastava calibro 9, una delle tante armi arrivate sulle coste italiane dopo i conflitti balcanici. Secondo le indagini del Nucleo Investigativo dei Carabinieri, si trattò di un’esecuzione mirata, segno della pericolosità che può accompagnare dinamiche criminali legate alla comunità del campo. Il responsabile, arrestato e condannato, Fabio Perrone volto noto della criminalità salentina, parlò di un litigio come movente ma gli investigatori tennero in piedi la pista di traffici più complessi.

Ottobre 2016: uno straniero si recò al campo per affari legati alle auto e fu aggredito, picchiato e imprigionato in uno sgabuzzino da due residenti, un uomo e una donna. I carabinieri intervennero e arrestarono i responsabili. Dietro all’accaduto, il traffico e il commercio di auto, uno dei core business dei residenti. Episodi come questo hanno rafforzato la percezione del campo come luogo di microcriminalità, senza tuttavia dimenticare che molti residenti conducono vite regolari e rispettose della legge.

Negli ultimi anni le operazioni delle forze dell’ordine hanno confermato la presenza di attività illegali di varia natura. Nel 2018, la polizia locale rinvenne piantagioni di cannabis e diverse confezioni di droga, con successiva denuncia dei responsabili. Nel 2020, durante la pandemia, alcuni residenti bloccarono la SS 7ter con massi e pietre per protestare contro le quarantene obbligatorie. Nello stesso anno, la polizia rinvenne auto rubate e piantagioni di cannabis, mentre nel 2022 la squadra mobile sequestrò quasi 8 chili tra marijuana e hashish, oltre a un kalashnikov, pistole e munizioni. Stesso anno, un 39enne italiano di origini rumene latitante fu arrestato nel campo, dopo una iniziale resistenza degli occupanti che lo nascondevano. Ieri come oggi, gli investigatori puntano proprio a quello, polverizzare le connivenze, stanare fiancheggiatori, verificare se il campo sia parcheggio di merce rubata, punto di snodo per traffici che vanno ben oltre il commercio spiccio di stupefacente o la ricettazione.

Tornando alla black list di cui sopra, nel 2024, l’attività delle forze dell’ordine portò al sequestro di quasi 1,5 chili di droga, due piantagioni di marijuana con oltre 450 piante, e al rilevamento di 9 abusi edilizi, di cui 7 in ampliamento e 2 di nuova costruzione (vedi la puntata precedente; ndr). A maggio scorso, la Guardia di finanza ha arrestato un 22enne italiano residente stabilmente nel campo, trovando oltre 6 chili di marijuana e hashish.

La convivenza tra legalità e illegalità è complessa. Gli episodi documentati rappresentano solo la punta dell’iceberg di una criminalità contigua spesso con strutture mafiose.

Il quadro delineato al riguardo dalle relazioni semestrali della DIA lo conferma: «Gruppi di etnia Rom e slava stanziali in campi periferici fungono da supporto logistico per la manovalanza mafiosa, dal furto e occultamento di auto al “clonaggio” di targhe, fino alla gestione di rifugi nel Gargano».

L’assalto al portavalori di febbraio di matrice foggiana, non è un episodio isolato: è l’apice di un intreccio di traffici, furti e logistica criminale.

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