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Lecce, via ai rincari della tassa di soggiorno: si pagherà dai 3 euro a notte per i B&b ai 5 euro per gli hotel 5 Stelle

Gaetano Gorgoni

Stabiliti dalla giunta comunale importi differenziati tra alta e bassa stagione e a seconda della categoria delle strutture ricettive. L’assessore Greco: «Risorse per rendere Lecce ancora più attrattiva»

Anche Lecce si unisce alla corsa agli aumenti dell’imposta di soggiorno che sta interessando le principali città d’arte italiane. Ieri la giunta Poli Bortone ha approvato la rimodulazione delle tariffe che saranno applicate nelle diverse tipologie di strutture ricettive, con importi differenziati tra alta e bassa stagione e un tetto massimo che arriva fino a cinque euro a notte per persona, ma per un massimo di 5 notti consecutive.

«Previo confronto con le associazioni più rappresentative di categoria, abbiamo aumentato di 50 centesimi gli importi, tranne negli hotel 5 stelle, dove le tariffe erano già al massimo della previsione normativa, cioè 5 euro al giorno - spiega l’assessore alla Pubblica amministrazione, Maria Luisa Greco - Abbiamo aumentato il periodo di alta stagione, perché a ottobre c’è ancora tanto flusso turistico. Speriamo che possano entrare le risorse per rendere Lecce sempre più attrattiva per i visitatori».

Il provvedimento si inserisce nel quadro normativo previsto dal decreto legislativo sul federalismo municipale, che consente ai Comuni capoluogo di graduare l’imposta in proporzione al prezzo del soggiorno, entro il limite massimo stabilito dalla legge. A Lecce l’imposta è stata istituita nel 2012, mentre le tariffe che sono state ritoccate risalivano al 2021: la nuova delibera aggiorna gli importi tenendo conto della crescita dei flussi turistici e della necessità di rafforzare i servizi legati all’accoglienza.

La nuova struttura tariffaria introduce una distinzione stagionale: l’alta stagione va dal 1° aprile al 31 ottobre, mentre la bassa stagione copre il periodo dall’1 novembre al 31 marzo. Gli importi più elevati riguardano gli alberghi a cinque stelle e cinque stelle lusso, dove l’imposta resterà a quota 5 euro a notte in alta stagione e di 4 euro in bassa stagione, applicata per un massimo di cinque pernottamenti consecutivi. Per gli hotel a quattro stelle e per le dimore storiche o residenze d’epoca si pagheranno 4,50 euro in alta stagione e 3 euro in bassa.

Negli alberghi a una, due e tre stelle e nelle residenze turistico-alberghiere la tassa sarà pari a 4 euro a notte nel periodo primaverile-estivo e a 2 euro nel resto dell’anno. Per il comparto extralberghiero (affittacamere, bed and breakfast, case e appartamenti per vacanze, agriturismi, alberghi diffusi, ostelli, campeggi e strutture all’aria aperta) l’importo è fissato a 3 euro in alta stagione e a 2 euro in bassa. Le locazioni brevi avranno una disciplina specifica: 2,50 euro a notte da aprile a ottobre e 1,50 euro da novembre a marzo, con un massimo di sette notti consecutive soggette all’imposta.

La rimodulazione è stata preceduta da un confronto con le organizzazioni di categoria e, come previsto dal regolamento comunale, «punta a garantire un equilibrio tra competitività del sistema turistico e sostenibilità dei servizi pubblici».

Il gettito dell’imposta sarà destinato al miglioramento dell’offerta turistica, al sostegno delle strutture ricettive, alla manutenzione e valorizzazione del patrimonio storico, artistico e ambientale, oltre che al potenziamento dei servizi locali legati alla fruizione della città.

Le nuove tariffe entreranno in vigore dal primo giorno del secondo mese successivo alla pubblicazione del provvedimento sul portale del Ministero dell’Economia e delle Finanze, come previsto dalla normativa nazionale, e il Comune si impegna a promuovere iniziative informative per garantire la massima conoscenza tra operatori e contribuenti.

L'intervento dell’amministrazione leccese si colloca in una tendenza ormai diffusa a livello nazionale. Quasi tutti i capoluoghi stanno ritoccando verso l’alto le tariffe della tassa di soggiorno per far fronte all’aumento dei costi di gestione urbana e all’impatto crescente dei flussi turistici sui servizi pubblici e sul decoro cittadino. Una corsa al rialzo, spinta dal boom del turismo e dalla necessità di finanziare la manutenzione urbana e i servizi. La tendenza dell’aumento dei costi non si arresta: le tasse vengono adeguate all’inflazione, mentre la gran parte degli stipendi restano fermi.

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