Il confronto al Comune
Lecce, il Piano del verde s’inceppa sulle proprietà private
Dividono le norme per il taglio delle alberature , cioè della parte del regolamento che introduce controlli pubblici sulle alberature all’interno delle proprietà private, imponendo una perizia certificata prima di procedere all’abbattimento
Il nuovo Piano del verde continua a far discutere a Palazzo Carafa e, soprattutto, spacca il fronte della minoranza. Al centro del confronto, che si è svolto ieri mattina in Commissione Urbanistica, c’è la parte del regolamento che introduce controlli pubblici sulle alberature all’interno delle proprietà private, imponendo una perizia certificata prima di procedere all’abbattimento. La norma fu pensata dalla precedente amministrazione, su suggerimento del Movimento 5 Stelle, che chiedeva di proteggere anche il verde privato, contro abbattimenti discrezionali.
A sollevare le principali perplessità è stato il consigliere di Coscienza civica, Antonio De Matteis, che ha invitato a valutare con attenzione gli articoli dal 62 al 67, dedicati al verde privato. «La tutela del verde è fondamentale, ma prima di approvare un regolamento bisogna considerarne le conseguenze e la reale applicabilità». Il nodo, secondo il consigliere, riguarda l’equilibrio tra interesse pubblico e diritti dei proprietari. «Così si rischia un’ingerenza eccessiva nella proprietà privata e un aggravio di costi per i cittadini, costretti a pagare anche 3mila euro per una perizia che certifichi il rischio imminente di un crollo dell’albero».
De Matteis ha portato esempi concreti, sottolineando che un cittadino non potrebbe sostituire liberamente una pianta, se non in presenza di morte, grave patologia o rischio di crollo. «Se il regolamento mi impone prima una perizia e nel frattempo l’albero cade, la responsabilità resta in capo al privato o a chi ha scritto una norma simile?», ha chiesto durante la discussione.
Di segno opposto la posizione del capogruppo di Lecce Città Pubblica, Sergio Della Giorgia, che ha difeso l’impostazione del Piano richiamando le pratiche adottate in altre città: «Non possiamo lasciare al libero arbitrio dei privati la decisione di abbattere un albero. Non può funzionare che uno dica “c’è urgenza”, faccia una foto e lo sradichi. In caso di emergenza si avvisano i vigili del fuoco, ma in generale servono prove e valutazioni tecniche».
A chiarire il quadro tecnico è intervenuto anche l’agronomo paesaggista Francesco Tarantino, consulente dell’amministrazione, spiegando che la perizia specialistica è richiesta solo nei casi di presunto rischio di crollo, mentre per piante morte o gravemente compromesse la motivazione è più facilmente documentabile. L’obiettivo, ha evidenziato, è evitare abbattimenti non necessari, considerato che alberi apparentemente instabili possono spesso essere recuperati con tecniche adeguate.
Il presidente della Commissione, Paolo Cairo, ha invitato i consiglieri a mantenere toni pacati ricordando che il Piano non è ancora stato approvato e che tutte le osservazioni potranno essere valutate. Allo stesso tempo ha riconosciuto alcune criticità interpretative: «Gli articoli non sono molto chiari. Da un lato si parla di analisi di stabilità obbligatoria, dall’altro si prevede che in caso di pericolo il proprietario possa intervenire dandone comunicazione. Su questo serve un chiarimento politico e tecnico».
Cairo ha quindi sintetizzato che bisognerà prendere una decisione per correggere l’incongruenza normativa e decidere se mantenere o alleggerire l’obbligo di consulenza specialistica per i proprietari in caso di alberature potenzialmente pericolose. Un passaggio che ha già mostrato una frattura nell’opposizione e che potrebbe alimentare ulteriori tensioni, mentre la Commissione proseguirà l’esame del Piano nei prossimi giorni.