Il dato

Lecce è la provincia più piovosa col rischio del dissesto idrogeologico

Maddalena Mongiò

È una delle evidenze che emergono dall’aggiornamento delle statistiche meteoclimatiche diffuse dall’Istat, basate sui dati delle stazioni termo-pluviometriche attive nei 109 capoluoghi di provincia

Nel 2023, mentre gran parte del Paese faceva i conti con la siccità e con un drastico calo delle precipitazioni, Lecce si distingue come la provincia più piovosa della Puglia. Un dato che sorprende solo in apparenza e che racconta, meglio di molte medie nazionali, la nuova geografia del clima italiano: meno pioggia complessiva, ma eventi più concentrati e intensi. È una delle evidenze che emergono dall’aggiornamento delle statistiche meteoclimatiche diffuse dall’Istat, basate sui dati delle stazioni termo-pluviometriche attive nei 109 capoluoghi di provincia.

Il quadro generale, infatti, è tutt’altro che rassicurante. Il 2023 entra ufficialmente tra gli anni più caldi dal 1971, con una temperatura media annua di circa 16,6 °C, superiore di un grado rispetto alla media del decennio 2006-2015. L’aumento interessa quasi tutte le città italiane: 97 capoluoghi su 109 registrano valori più elevati, spesso ben oltre la soglia simbolica di +1 °C. Il riscaldamento non è uniforme, ma pervasivo, e colpisce in modo particolare anche il Mezzogiorno, dove la temperatura media sale a circa 17,5 °C.

In questo contesto di caldo record, la pioggia diventa sempre più irregolare. A livello nazionale, la precipitazione totale annua media nei capoluoghi si ferma a 776 millimetri, con un deficit di quasi 100 millimetri rispetto alla media 2006-2015. Le diminuzioni riguardano 71 città, con cali particolarmente marcati in alcune aree del Nord e del Centro. Le Isole risultano l’area più penalizzata, con una precipitazione media annua di appena 441 millimetri, ben al di sotto dei valori climatici di riferimento.

È proprio dentro questa tendenza generale che si colloca il dato di Lecce. Il capoluogo salentino emerge come l’area più piovosa della regione, ma ciò non significa un ritorno a un clima più equilibrato. Al contrario, le piogge si concentrano in episodi intensi, spesso intervallati da lunghi periodi asciutti. Una dinamica che aumenta il rischio di allagamenti e dissesto idrogeologico, senza garantire un reale beneficio per le riserve idriche e per l’agricoltura.

Gli indici di estremi meteoclimatici confermano questa trasformazione. Nel 2023, i giorni consecutivi senza pioggia aumentano rispetto ai valori climatici storici, mentre cresce la quantità di precipitazione registrata nei giorni molto piovosi. In altre parole, piove meno spesso, ma quando piove lo fa in modo più violento. Una tendenza che riguarda anche il Sud e che rende più fragile un territorio già esposto agli effetti del cambiamento climatico.

Parallelamente, aumentano gli indicatori di caldo estremo. Nei capoluoghi italiani si contano in media 135 giorni estivi e 49 notti tropicali, con incrementi significativi rispetto al passato. Anche qui il Mezzogiorno è tra le aree più colpite, con conseguenze dirette sulla salute, sui consumi energetici e sulla qualità della vita urbana.

Il caso di Lecce diventa così emblematico: una provincia che registra più pioggia rispetto al resto della Puglia, ma inserita in un contesto climatico sempre più instabile, dove l’alternanza tra caldo record e precipitazioni intense ridisegna le priorità della pianificazione territoriale. La sfida, oggi, non è solo misurare il cambiamento climatico, ma governarlo, trasformando i dati in politiche di adattamento capaci di proteggere persone, città e risorse.

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