IL RICONOSCIMENTO
«Ho amato Lecce ancor prima di conoscerla», D’Andria riceve la cittadinanza benemerita
Ieri la cerimonia in consiglio comunale. L’archeologo, professore emerito, è il primo nella storia della città
LECCE - «Ho amato Lecce ancor prima di conoscerla». Con l’emozione e l’umiltà che solo i grandi uomini possono avere, l’archeologo professor Francesco D’Andria ieri è stato insignito, dal consiglio comunale, della cittadinanza benemerita, primo in assoluto nella storia di Lecce. «Professore emerito dell’Università del Salento - ha ricordato il sindaco Carlo Salvemini - insignito dal Presidente della Repubblica del titolo di Cavaliere dell’Ordine della Solidarietà sociale, socio di prestigiose accademie italiane e straniere e, non ultimo, accademico dei Lincei.
Il prestigio della sua cattedra di Archeologia classica, unita alla lunga direzione della Scuola di specializzazione in archeologia, è cresciuto anche grazie alle tante collaborazioni che ha saputo intrecciare con Università e istituzioni culturali italiane ed estere, che hanno portato l’ateneo leccese ad essere considerato punto di riferimento internazionale - ha ricordato - coinvolto nello studio del teatro di Segesta, nelle campagne di scavo in Magna Grecia, nel quartiere ceramico di Metaponto, nel Mediterraneo, con la missione archeologica di Malta, e, soprattutto, in Turchia, dove D’Andria ha diretto per quasi vent’anni gli scavi di Hierapolis, nell'ambito della Missione Archeologica Italiana, che hanno permesso di portare alla luce l'Agorà, la via di Frontino, il Ninfeo dei Tritoni, e, più di recente, la Tomba dell’apostolo Filippo e il Plutonion, il santuario di Plutone e Kore». Ancora: «Le sue campagne di scavo hanno inciso profondamente nella ricostruzione del Salento di epoca messapica e romana, restituendo siti che sono diventati patrimonio collettivo. Ci sono luoghi che senza di lui non ci sarebbero stati. O dei quali non sapremmo nulla. Penso, in un elenco non esaustivo, al museo diffuso di Cavallino, al parco dei guerrieri di Vaste con il santuario di età classica, all’ecomuseo dei paesaggi di pietra di Acquarica, al museo archeologico di Oria e al museo archeologico di Castro». «A D’Andria dobbiamo gli studi sulla Lecce sotterranea - ha continuato - l’individuazione e la ricostruzione dei resti del tempio di Iside a Palazzo Vernazza, il rinvenimento delle terme romane in piazzetta Santa Chiara, la necropoli messapica e il lacus olearius di età repubblicana in piazzetta Castromediano, e soprattutto, l’anfiteatro di Rudiae».
«Il professore D’Andria è costruttore di questa comunità - ha sostenuto il rettore Fabio Pollice - Mi ha insegnato, con il suo entusiasmo, la capacità di mettere a sistema le conoscenze». Commossa Adriana Poli Bortone, la quale - promotrice da tempo del riconoscimento - tra le altre cose, ha evidenziato la grande onestà intellettuale di D’Andria, esprimendo gratitudine a quanti, in testa il presidente della commissione consiliare Statuto Cosimo Murri Dello Diago, hanno consentito il riconoscimento della cittadinanza benemerita. Sono intervenuti anche il professore Gianluca Tagliamonte, la soprintendente Francesca Riccio, i consiglieri Emanuela Orlando e Gianpaolo Scorrano.
«Ho amato Lecce anche prima di conoscerla - ha detto D’Andria con emozione - Da piccolo ho amato i pupi per il presepe che il nonno portava da Lecce (è di origine tarantina, ndr). E quando, nel 1974 presi servizio all’Università, questa era una regione che appariva piuttosto periferica. Accettai la sfida, e devo dire che quello che ho ricevuto, da questa terra, supera quello che io ho potuto dare». Nei tempi più recenti, D’Andria ha ricordato di aver collaborato con il compianto sindaco Stefano Salvemini, «del quale ho apprezzato la sua “urbanitas”, il quale mi ha coinvolto nel progetto in piazza Tito Schipa, ai rilievi della chiesetta di Santa Maria del Tempio». Gratitudine ha espresso poi per il sindaco, per l’onorevole Poli Bortone, per tutti. «Accetto questo riconoscimento con una buona dose di umiltà, considerando che 117 anni fa, nel 1906, il sindaco cavaliere avvocato Nicola Bodini propose la cittadinanza al professor Cosimo De Giorgi». Infine, agli allievi, «grazie per quello che ho appreso da ciascuno di voi».