Pazienti dermatologici su tutte le furie. La cura di malattie importanti come linfomi cutanei, psoriasi e vitiligini è ostacolata dalla burocrazia. Uno dei due centri specializzati di tutta la Asl di Lecce, il Servizio di dermatologia dell’ospedale «Daniele Romasi» di Gagliano del Capo, coordinato dal dottor Dario Fai, ha negli ultimi due anni inviato all’azienda sanitaria ben tre richieste per la sostituzione delle due macchine per la fototerapia. Una di queste, dopo 15 anni di incessante attività, è collassata. L’altra funziona solo al 50% della potenza originaria, costringendo i pazienti a sedute terapiche molto più lunghe per ottenere lo stesso effetto, con disagi e tempi dilatati.
Trattandosi di macchine obsolete non esistono i pezzi di ricambio e andrebbero sostituite. Una spesa non certo esorbitante: una cabina di fototerapia di ultima generazione costa circa 25mila euro. Bruscolini se paragonati ai bilanci stellari di un’azienda sanitaria. Ma tant’è. Le tre richieste di sostituzione dei macchinari, inviate alla direzione sanitaria, non hanno ricevuto sinora alcuna risposta concreta.
Una situazione che ha fatto esplodere la rabbia dei pazienti. «Le conseguenze ricadono sulla pelle di oltre 100 persone – denunciano esasperati alcuni dei malati in cura presso il Servizio di dermatologia – Siamo costretti ad essere curati con una sola cabina obsoleta, non al passo con l’evoluzione scientifica». Persone affette linfomi e micosi ripongono nelle cabine per la fototerapia le loro speranze di guarigione. «Viviamo nel terrore di dovere ricorrere alla chemioterapia - ammettono - La fototerapia consiste nell’esposizione della cute malata a radiazioni ultraviolette. È una terapia molto efficace e priva degli effetti collaterali che invece comportano i farmaci altrimenti prescritti per questo tipo di patologie».
I pazienti ribadiscono di non volere la luna nel pozzo, «ma una sanità a misura di persona. Chiediamo che i soldi dei contribuenti vengano spesi anche per migliorare le condizioni di salute degli stessi contribuenti. Con 50mila euro si potrebbe risolvere il problema».
La situazione in questi giorni rischia infatti di diventare critica. Molti dei pazienti affetti da vitiligini e linfomi dovevano riprendere la terapia dopo l’estate, ma ciò rischia di diventare una chimera. In tutta la Asl al momento c’è solo un’altra cabina di fototerapia, nella Cittadella della Salute di Lecce, ma anch’essa è ormai logora e vintage. Gli ambulatori privati dotati di questo macchinario sono solo due, ma le terapie in questione possono durare anni, con costi non sostenibili dalla maggior parte degli utenti. «Chiediamo alla Asl di intervenire subito. Una spesa minima può salvare la vita di centinaia di persone».
















