Accadde oggi
Trucchi e belletti: la guerra della cipria
Nel 1935, si parla di «donne italiane in linea»
Su La Gazzetta del Mezzogiorno del 20 dicembre 1935, in terza pagina, appare l’articolo «Donne italiane in linea»: la firma è di «Malvella». «Un cronista parigino, più spiritoso che bene informato, scriveva a proposito dell’appassionata partecipazione delle Donne Italiane alla battaglia controsanzionista che dal 18 novembre i visi «naturali» - cioè senza trucco - sono all’ordine del giorno in Italia.
«E sapete perché? Perché - diceva il giornalista - non ci sono belletti e ciprie “soddisfacenti”. Noi vorremmo che la prima di queste affermazioni fosse vera, perché niente è più bello di un fresco viso femminile non guastato dal trucco. Quanto alla seconda, essa è tanto fatua quanto lontana dalla realtà». Le sanzioni a cui fa riferimento il pezzo sono, naturalmente, quelle imposte dalla Società delle Nazioni all’Italia dopo l’invasione dell’Etiopia dell’ottobre ‘35: esse comportano il divieto di esportazione di prodotti italiani e di importazione dall’estero di diverse merci (in particolare di materiali destinati all’uso bellico).
Malvella spiega che queste limitazioni non intaccheranno il campo della cosmetica, perché «molte fabbriche italiane, nell’illusione di supervalorizzare tutto quanto riguarda l’arte di farsi e rifarsi una bellezza artificiale, lo mandavano sotto un’etichetta straniera. Un malvezzo che la lotta antisanzionista dovrà distruggere per sempre». Malvella enumera le molteplici e sempre vivaci attività produttive italiane: «Bastoncini di rosso per le labbra, creme di bellezza, ciprie e cosmetici di grande finezza e profumi: le nostre acque di Colonia sono superiori a quelle straniere».
Nella moda, invece, «la battaglia dell’italianità è stata vinta prima ed indipendentemente dalle sanzioni, grazie alla fervida ed intelligente opera dell’Ente della Moda e degli artisti e industriali italiani». Siamo, nel nostro Paese, imbattibili per le stoffe, le sete e per la lana e c’è anche una novità: «La lana sintetica, meraviglia scientifica e tecnica destinata a rivoluzionare il mercato». Dolente invece il settore delle calzature: «In attesa che creino una specie di cuoio sintetico come per la lana, i calzolai italiani bisognerebbe studiassero una calzatura sanzionista: zoccoli a suola di legno flessibile verniciati graziosamente».
Per il vino, Malvella lamenta il costume italiano di «spender cospicue somme per lo champagne francese quando noi abbiamo ottimi spumanti». Infine, ogni massaia dovrà dare, d’ora in avanti, completo ostracismo a «salse mostarde, salmone, caviale, fegati grassi. Non una lira italiana per prodotti di paesi sanzionisti a costo di qualunque rinunzia, di qualunque sacrificio»!