L'intervista
Referendum sulla giustizia, parla Marcello Veneziani: «Al Sud vincono sfiducia e paura»
Le parole del giornalista, filosofo e saggista: «Ora Meloni si liberi dalla doppia soggezione verso gli Usa e l’Europa». «C’è molto scontento anche fra gli elettori del centrodestra»
Marcello Veneziani, giornalista, filosofo e saggista, qual è la sua lettura del voto referendario? È stato un «verdetto» politico?
«La vittoria del “no” non si spiega con le opposizioni, ma è stato decisivo il fattore sfiducia nel quadro generale e nel quadro nazionale anche da parte di chi, alle scorse elezioni, ha votato al centrodestra».
A esprimersi contro la riforma è stato, in particolare, il Mezzogiorno con percentuali per alcuni sorprendenti. Come se lo spiega?
«A Sud sono ancora più accentuate la sfiducia e la paura. II tema giustizia non era prioritario nella testa della gente, è apparso come un regolamento di conti tra politici e magistrati».
Le opposizioni si sono giocate la carta, piuttosto inflazionata, del «nessuno tocchi la Costituzione»: quanto ha pesato?
«Pochissimo, non credo che si avvertisse a livello popolare un pericolo per la Costituzione, già più volte modificata e senza traumi»
Hanno avuto una incidenza maggiore i contraccolpi, soprattutto economici, del conflitto nel Golfo Persico?
«La guerra e i suoi effetti hanno sicuramente pesato. Donald Trump e Bibi Netanyahu, reputati “di destra”, non sono stati certamente d’aiuto alla Meloni…».
La presidente del Consiglio come dovrebbe interpretare il verdetto delle urne? È un avviso di sfratto?
«Non direi. È però un preallarme e un invito a riflettere sulle critiche anziché gridare al tradimento e alla lesa maestà».
Quindi, concretamente, l’esecutivo di centrodestra cosa dovrebbe fare a questo punto per risalire nel gradimento?
«Se non è tardi, si tratta di liberarsi dalla doppia soggezione verso gli Stati Uniti e verso l’Unione Europea e cercare alleanze trasversali, rilanciando una ragionevole autonomia d’azione anche sul Medio Oriente e sul fronte Russia/Ucraina».
Che effetto avrà, invece, l’esito referendario sulla magistratura?
«Spero che non rafforzi la loro egemonia e la pretesa di piegare la realtà e la politica agli schemi ideologici dei magistrati militanti».
Infine, Veneziani, perché in questo Paese non si riesce a riformare realmente mai nulla a cominciare proprio dalla Giustizia?
«È un Paese che ama, solo in teoria, le rivoluzioni ma teme le riforme, perché in realtà è conservatore, e non nel senso meloniano del termine… poi in questa fase prevale il timore e non ci si fida di nessuno».