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Lo studio

Quella piccola luce che ci rovina il sonno

Quella piccola luce che ci rovina il sonno

Ricerca Usa: basta una minima sorgente luminosa a «eccitare» il sistema nervoso. «Dormire in stanza buia»

11 Maggio 2022

Daniele Amoruso

«Chiudi le persiane, accosta le tende, spegni ogni luce, se stai andando a letto». Questo è il consiglio dei ricercatori della Northwestern University di Chicago dopo un attento studio sulle alterazioni cardiometaboliche prodotte dall’esposizione alla luce ambientale notturna. Anche la più piccola sorgente luminosa eccita il nostro sistema simpatico, rovina la qualità del sonno, aumenta la frequenza cardiaca notturna, aumenta la resistenza all’insulina al risveglio e aumenta di conseguenza il rischio di malattie cardiache e diabete.

La ricerca scientifica, pubblicata su PNAS, la rivista dell’Accademia delle Scienze americana, dimostra che l’esposizione alla luce durante il sonno altera la regolazione del metabolismo e favorisce le aritmie. È stata una delle più famose specialiste americane in medicina del sonno, la prof. Phyllis C. Zee, Direttrice del Centro della Sleep Medicine di Chicago, a condurre questa indagine molto rigorosa per valutare le conseguenze di una notte di esposizione alla luce moderata (100 lux). La sua équipe, con actigrafi portatili, polisonnografia e analisi di laboratorio, ha scoperto che è sufficiente la presenza di una sorgente luminosa in camera da letto per produrre uno stato di allerta più elevato, chiamato «attivazione simpatica». In questo stato, la frequenza cardiaca aumenta, così come la forza con cui il cuore si contrae e la velocità con cui il sangue viene spinto all’interno dei vasi sanguigni.

«Abbiamo mostrato che la frequenza cardiaca aumenta quando dormi in una stanza moderatamente illuminata - afferma Daniela Grimaldi, co-prima autrice dello studio e professore di neurologia alla Northwestern -. Anche se dormi, il tuo sistema nervoso autonomo è attivato. Questo è male. Di solito, la frequenza cardiaca insieme ad altri parametri cardiovascolari è più bassa di notte e più alta durante il giorno». Inoltre, dopo aver passato la notte in una stanza esposta alla luce naturale, in un giovane adulto sano, i livelli di insulino-resistenza al mattino sono più elevati rispetto a un sonno al buio o in condizioni di scarsa illuminazione. Il fenomeno della resistenza all’insulina è presente abitualmente nel diabete. Si verifica quando le cellule dei muscoli o del grasso non rispondono più efficacemente allo stimolo dell’insulina e non riescono a utilizzare il glucosio del sangue. Il livello della glicemia quindi aumenta. «Il cervello di una persona che dorme - spiega la prof. Grimaldi - percepisce la luminosità ambientale e il sonno diventa più leggero e frammentato.»

La ricerca pubblicata su PNAS ha fornito una importante conferma scientifica a due altri studi osservazionali che avevano recentemente rilevato che l’abitudine di dormire in presenza di luce artificiale in camera da letto (piccola luce notturna nella stanza, luce dall'esterno o schermo televisivo acceso nella stanza) fosse associata a obesità nelle donne o a una maggiore incidenza di diabete di tipo 2 in una popolazione anziana.

La raccomandazione di Daniela Grimaldi è dormire in una stanza tanto buia da non riuscire a distinguere bene gli oggetti presenti. I suoi consigli principali sono tre. «Primo: non accendere nessuna luce in camera da letto. Se hai bisogno di farlo, magari per sicurezza, usa una luce fioca, che sia più vicina al pavimento. Secondo: anche il colore della luce è importante. L'ambra o una luce rossa/arancione sono meno stimolanti per il cervello. Perciò, non usare luce bianca o blu e tienila lontana dalla persona che dorme. Terzo: le tende oscuranti o le maschere per gli occhi sono sempre un ottimo rimedio».

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